Dalla prima... alla penultima volta...

L'apertura, quante e quali emozioni...

L’apertura, quante e quali emozioni. La prima la ricordo ancora come se fosse ieri… la prima fatta da solo...da grande. Sveglia alle 5; il caro amico di allora con cui condividevo la stessa passione…sarebbe passato a prendermi di lì a poco.Avevo caricato la 50 special la sera prima, era lì in cortile coperta dal telo di plastica che mi aspettava, mi ricordo che faceva molto freddo era ancora buio e nebbioso. Lui arriva e, dopo un piccolo cenno d’intesa un colpo sul pedale e via colmi d’entusiasmo ed eccitazione….

Le nostre armi consistevano in due “bolognesi”…che così chiamarle era un complimento…..la mia una vecchia “Lerc” in fibra di 4,50m (che ancora gelosamente custodisco) con passanti in puro alluminio ereditata dallo zio, fratello di mio padre, l’amico una “Garbolino” 8 m. con l’impugnatura grossa come il manico di un badile ed altrettanto pesante.

La mitica Lerc della “prima”

 

Come “pescatore” mi sono “fatto” un po’ da solo, nel senso che non ho mai avuto grossi aiuti esterni; mio zio pescatore “da giovane”aveva abbandonato; mio padre pescatore non lo è mai stato, anche se quando in paese avveniva l’asciutta del canale Villoresi o del Naviglio Grande, come da tradizione popolare, bisognava andare a “ciapà il péss”rigorosamente con le mani metodo che allora non era proibito e che vi posso assicurare essere per quei tempi, un avvenimento paragonabile alla festa del paese.

Questa mia prima esperienza l’ho vissuta all’età di cinque anni.

Il canale Villoresi sotto casa...

Io e il mio socio dopo un gelido viaggio raggomitolati dietro lo scudo del vespino, arriviamo sul “campo di battaglia”, il luogo più gettonato allora per l’apertura della pesca alla trota; il canale industriale in prossimità del centralino idroelettrico nel comune di Turbigo. Con intenzioni veramente bellicose armiamo le nostre canne e le appoggiamo al muretto dietro le nostre spalle; una controllata alle scatole di camole e, mani in tasca,aspettiamo la fatidica ora dello strart. Si avvicina l’orario d’apertura, il cielo inizia a rischiarare e con nostra meraviglia, ci accorgiamo d’essere tra gli ultimi di una fila di un centinaio di persone che aumentano sempre più, tutti in frenetica attesa, quasi magica…. .

Pronti??? Via!! E’ il momento della verità, infilo con delicatezza la camola, doso con la malizia di un esperto il galleggiante, lancio e, ……. prima passata e primo intreccio di lenze col vicino di pesca che, molto sportivamente, visto che data l’età poteva essere mio padre, risolve il tutto tagliandomi la lenza,……l’unica che avevo!!!! Avevo diversi ami già legati e pronti per essere posizionati sotto la girella, ma scioccamente non avevo pensato a nessuna lenza di scorta.

Il canale industriale visto dalla strada e visto dalla sponda chiusa al traffico...

La mia prima apertura è finita così, sconsolatamente così, ma da allora non mi sono mai arreso se non solo due volte in questi venti anni trascorsi dalla prima, causa febbre alta. Ricordo i tempi, circa tra i dieci ed i dieci anni fa che per poter pescare all’apertura ci si doveva attrezzare per prendere posto il sabato pomeriggio e per trascorrere all’addiaccio la nottata. Con i vecchi e nuovi amici si trascorreva allegramente la nottata d’attesa bivaccando intorno al fuoco, tra salamelle, braciole e scaldatati da del buon vino…per il freddo e per l’amicizia. Devo ammettere che saltuariamente a quei tempi “qualche” trota saltava fuori dall’acqua, anche in notturna, anzi era proprio una
competizione.Col senno di poi il mio comportamento nei confronti del pesce e del fiume è cambiato, anche se ritengo faccia sempre meno male alla natura un pescatore poco ligio alle regole che un gruppo di persone dalla doppia vita, tipo Dr. Jeckill e Mr. Hide....ma questa è un'altra storia.

Una delle cose che non riesco a dimenticare di quegli anni è la folla di curiosi che vuoi per passa parola o per caso, anche durante la notte come se fossero nel bel mezzo di un documentario continuavano a passare avanti ed indietro sulla vicina alzaia guardando con occhi stupiti chiedendoci e chiedendosi cosa mai avesse potuto accomunare nella “sofferenza” una così folta schiera d’individui di tutte le età. (per diversi anni ho visto anche 300/400 metri di sponda occupati da persone quasi a spalla a spalla in silenziosa attesa).Evidentemente non erano preda di sortilegio,
…. Era la magia dell’apertura. Gli anni sono passati e gli amici, compreso il sottoscritto hanno preso strade diverse; chi si è trasferito a vivere altrove, chi continua a pescare secondo tradizione, chi pesca solo saltuariamente e chi ha totalmente abbandonato la pesca in ogni sua forma e disciplina. Negli anni a seguire d’aperture ne ho fatte tante ed in tanti luoghi diversi, a passata, a spinning e da qualche anno a mosca…………

Io sull’Adige vicino a Rovereto…….

Ma non sono mai riuscito a liberarmi da quella strana eccitazione che mi pervade nei giorni precedenti la fatidica data; quel “morbo” che mi spinge a visitare in maniera frenetica tutti i negozi specializzati come se fossi Tristano o Parsifal alla ricerca del Santo Graal; l’ansia che mi porta a controllare ripetutamente l’attrezzatura nella paura di aver dimenticato qualcosa di veramente importante e risolutivo per la mia giornata di pesca.

Anno 2006, domenica 26 febbraio, la levataccia non è più quella degli anni precedenti; la sveglia suona alle 6,15, mi vesto ed esco di casa verso le 6,30. C’è foschia anche sulla “circonvalla” qui a Milano; sopraggiunge una “90” quasi completamente vuota qua e la si scorge qualche assonnato cittadino milanese già in viaggio; complice il blocco totale del traffico che terrà tutti fuori casa dalle ore 8,00 del mattino fino alle ore 20,00 della sera. Apro il baule dell’auto e metto lo zaino col cambio (prima quando era mia madre a “consigliarmelo” era un fastidio ora stagionando sono io a portarlo…non si sa mai) e parto con destinazione il Ramo dei Prati in quel di Cassolnovo frazione di Villareale. Forse la scelta della destinazione potrebbe far storcere il naso a parecchi di voi, ma basta essere consapevoli della semplice realtà delle cose; pur considerandola un’isola felice, si trova nel bel mezzo di una delle più industrializzate zone d’Italia e della stessa Pianura Padana, pretenderne le fattezze del torrente alpino con acque cristalline e magari anche salmerini di fonte sarebbe da veri stolti....

L'eramo di San Colombano sul bacino omonimo...


Dell’allegra banda degli anni passati, a rimanere in contatto uso pesca siamo rimasti in tre, io, un novello papà ed un quasi papà; il sol fatto di conciliare le diverse esigenze diventa un’impresa.
Dopo un tira e molla durato alcuni giorni, il “novello papà” anche se pur a malincuore decide di rimanere in pesca in luoghi logisticamente più consoni alla poppata della bimba e di battagliare solo per un paio d’ore ma anche per lui l’importante è non mancare. Dopo un viaggio di ben cinquanta minuti per fare una quarantina di chilometri, a causa di una fitta nebbia, arrivo a Cassolnovo, pronto per incontrarmi con l’altro amico il “quasi papà”; nonostante la nebbia rispetto a lui sono in netto anticipo, come concordato la sera prima sosta al bar “Bacco & Tabacco” per il permesso e per l’immancabile caffè della mattina. L’ansia e l’eccitazione mi pervadono, avviso telefonicamente l’amico che non sto più nella pelle e che farò da apripista. Parcheggio l’auto prima del ponte sul canale, mi vesto con dei caldi waders in neoprene, monto la canna e scendo verso il Ramo.

Dall’alto della discesa non si vede nulla, la nebbia e l’umidità sono fitte e per la timida speranza di un pallido sole bisognerà attendere. Scendo sul greto del fiume (per chi non lo sapesse il Ramo è appunto una diramazione dell’alveo principale del Ticino), mi guardo intorno velocemente ed altrettanto stupidamente penso di essere uno tra i primi fortunati; aguzzo la vista e nella foschia vedo sagome, in un’atmosfera quasi irreale volteggiare le code, mi sfugge un sorriso di compiacimento misto a “porca bestia avranno già perlustrato questo posto”.

La nebbia, il freddo, e l’umidità del primo mattino – sagome in lontananza...

Successivamente monto una bella ninfa, costruita su amo del dodici, corpo classico in pelo di lepre e testina piombata; inizio a sondare il terreno ma le temperature anguste la fanno da padrone, mi sposto pian piano risalendo dalla “Spiaggetta” verso la grossa buca e poi fin su alla “Casetta Bianca”; solo un paio di toccate e qualche poderosa dormita da parte mia non permettono di scappottarmi. Nel frattempo l’amico “abbandonato” mi ha raggiunto.

Insieme ridisegniamo il percorso inverso con qualche piccolo accorgimento di natura tecnica, dalla ninfa siamo passati allo streamer (pesca che sinceramente non amo molto); dopo qualche incertezza iniziale, le catture non si sono fatte attendere tutte delle belle iridee sui 30/35 centimetri attratte dai nostri streamer di colore bianco. Abbiamo proseguito il nostro “streamerare” sino alle 12,30 circa ottenendo una decina di catture io ed una quindicina il mio socio.

Un pescatore intirizzito ed una delle numerose catture ...

Per chi conosce il Ramo ed i suoi abitanti, sa che giunti verso una certa ora il dolce richiamo del Casottino diventa come il canto delle sirene per Ulisse; la nebbia pian piano si dirada ed io e l’amico Massimo ci avviamo pian piano verso il luogo del ristoro; da lontano si vede il comignolo sbuffare (buon segno per il tepore e per la fame) …sulla porta fa capolino il padrone di casa, l’organizzatore per antonomasia delle sempre splendide giornate di ritrovo al Ramo il caro Gianfranco; appena arrivati a tiro ci chiede: Allora??? Noi semplicemente un saluto, un sorriso e affermiamo che sino a quel momento tutto era andato per il meglio, una pacca sulla spalla in segno di compiacimento e occupiamo ciascuno un posto alla tavolata dove ritroviamo “in pace” quasi tutti i “colleghi” incontrati lungo le sponde del Ramo durante questa prima mattinata di pesca alla trota.

Il Casottino...

Il tempo passa velocemente, complice l’atmosfera allegra del Casottino e dopo il caffè (ore 15,30!!!) saluto Massimo che decide di far ritorno verso casa già soddisfatto della sua giornata. Io rimango, complice il blocco del traffico che mi “costringe” a rimanere a pescare fino a tardi, ridiscendo di nuovo le sponde del Ramo, una decina di lanci ed ecco un’altra cattura, la prima del dopo pranzo sempre a streamer e sempre bianco…poi per una mezz’ora nulla nemmeno una toccata. Salgo di nuovo fino alla Casetta Bianca e monto una ninfa del modello usato in prima mattina...tanto per provare…percorro il tratto a ridosso della sponda in cemento e aggancio una bella e combattiva iridea, la slamo e pronti via pieno di nuovo entusiasmo…poco dopo come direbbe il maestro Domenico …”Bammm!” ed ecco ferrata un’altra …..piano piano la tiro verso di me …..combatte ansiosa di liberarsi dall’inganno…un colpo di coda e via verso la libertà……rimango di “emme” …penso che si sarà slamata ….che “sfiga”……poi controllo bene il finale.. noto che alla fine c’e’ il classico ricciolino …il ricciolino della mosca legata male!!!!! . In altre occasioni mi sarei arrabbiato o per meglio dire “incazzato come una bestia” ma in quel momento quasi all’imbrunire e dopo una giornata scandita da diverse catture decido che è arrivato il momento di cessare le ostilità, recupero la coda, smonto la due pezzi e risalgo la sponda con l’idea di recarmi nuovamente al Casottino per vedere se per caso qualcuno è rimasto, sono le 17,45 ed il sole è quasi completamente tramontato.Mi avvicino, apro la porta, avverto il vivo calore della stufa a legna e vedo due candele accese sul tavolo come illuminazione; intorno Gianfranco e Giovannino (altro milanese a “soggiorno obbligato”) sorseggiano un caffè e, prontamente me ne offrono subito una tazza. In silenzio, mentre sto bevendo il mio caffè, guardando fuori della finestra che da sul retro del Casottino, giù verso la siepe vedo due scriccioli o come direbbe Gianfranco Troglodytes Troglodytes rincorrersi tranquilli. Mi si riscalda l’animo, pensando alla bella giornata trascorsa in compagnia di vecchi e nuovi amici facendo una delle cose che amo di più. Insieme facciamo qualche altra chiacchiera per un altro po’ di tempo, poi verso le 19,15 decidiamo che è veramente giunto il momento di ritirarsi e tornare a casa, saluto e mi metto in marcia verso Milano…….un’altra apertura da ricordare.

Massimiliano ...