LA LAPPONIA SVEDESE … COME L'HO VISTA IO

 

17 GIUGNO 2011

 

Avevo un collega che in una giornata come questa, venerdì 17, non sarebbe neppure uscito dal letto dandosi malato…con Claudio e Piero abbiamo invece affrontato coraggiosamente il destino e siamo partiti da Linate; con un volo senza ritardi né problemi siamo atterrati a Stoccolma, abbiamo preso la coincidenza per Skelleftea, distante un'ora di volo, e siamo infine atterrati tranquillamente. Lapponia terra di acque, laghi e fiumi e boschi a perdita d'occhio milioni e forse miliardi di abeti, betulle, ontani, pioppi…chissà se qualcuno col satellite li ha contati !??! Dopo aver ritirato una fiammante rossa Volvo giardinetta a gasolio, abbiamo iniziato il viaggio di circa 170 km che ci separava da Rastrand, dove è situato il lodge di Aldo Silva che con la moglie Miki e i figli Gabriele e Moreno ci ospiterà per dieci giorni. Le strade che sono molto ben tenute con l'asfalto in ordine, poche buche, segnaletica efficiente, sono spesso dei rettilinei di kilometri con traffico quasi inesistente…qualche camion, che trasporta centinaia di tronchi rifilati e pronti per la lavorazione, alcuni camper e automobilisti disciplinati nel rispetto dei limiti di velocità, anche perché all'improvviso potrebbero spuntare delle renne il cui comportamento bizzarro le porta ad occupare la sede stradale. L'impatto con questi animali di circa 300 kg. potrebbe causare serie conseguenze sia per i danni alla vettura sia per un'eventuale uscita di strada. Lungo il percorso è stato un susseguirsi di fiumi, stagni e piccoli laghi; l'unico aspetto spiacevole è la scena di alcune zone di disboscamento poiché l'abitudine dei taglialegna svedesi è di abbandonare i tronchi tagliati con le radici e i rami sparsi per terra, più qualche isolato albero lasciato a fare da parafulmine e quindi di solito bruciacchiato e spaccato dalla folgore. Quindi è uno spettacolo triste vedere questi moncherini che giacciono come tanti cadaveri abbandonati. Sembra che sia passata una battaglia, uno scenario da Vietnam! Con un cielo perfettamente chiaro, una leggera brezza e 14 gradi di temperatura, siamo arrivati al lodge alle 21,30. Dopo un veloce sbarco dei bagagli ci è stato offerto un aperitivo di benvenuto preparato da Gabriele e da Moreno, due ragazzi molto coscienziosi e maturi , che malgrado la giovanissima età si impegnano responsabilmente per dare un pregevole contributo nella conduzione della casa. Per cena ci hanno servito crespelle di spinaci, scaloppine e patatine al forno, macedonia con gelato e l'immancabile caffè all'italiana fatto con la moka. Anche alle 23 il cielo continuava a restare tanto chiaro che non abbiamo resistito alla tentazione di fare qualche lancio nel laghetto sotto il lodge, attaccando, sia io che Claudio, il vecchio luccio “di casa”. Sarei rimasto a pescare ancora a lungo ma i miei due compagni avevano già preso la via del riposo così li ho seguiti. Arrivato nella nostra stanza, già ingombra e disordinata di tutto il contenuto delle valigie disfatte, li ho trovati già addormentati; così a malincuore li ho imitati cadendo in un profondo sonno ristoratore.

 

18 GIUGNO

 

Copiosa la colazione, preparata da Miki la cui figura giovanile rende difficile credere che sia la madre dei ragazzi, su cui ci avventiamo come se non avessimo mangiato da giorni. La giornata è quasi serena e l'aria sui 14 gradi. Andremo a pesca sul fiume Yukton; bellissimo ambiente, nessun pescatore, acqua perfettamente trasparente se raccolta nel palmo della mano ma il fondo con le rocce coperte di tannino impone l'uso del bastone da guado per entrare in acqua, infatti sembra di entrare nella Coca Cola…e non si vedono gli ostacoli né le buche. E' come al solito è Claudio che inaugura la stagione prendendo la prima trota, seguita da molte altre. Risalendo il fiume e non avendo successo con la mia montatura a ninfa, a un certo punto mi accorgo che in mezzo alla corrente stavano bollando dei grossi pesci. Cambio alla svelta il terminale e tolgo la ninfa mettendo una piccola mosca bianca, con un finale di circa 4 metri, che però all'inizio è rifiutata. La sostituisco allora con una piccola emergente sovrastata da un ciuffo rosa, come quelle che costruisce così bene Nino, e subito riesco a portare a riva due bei temoli, che nella fretta di fotografare mi fanno cadere gli occhiali da vista tra i massi della riva, in mezzo ai quali ci sono buche anche di un metro. Anche se in difficoltà nel montare gli ami, la giornata prosegue molto bene con molte catture di bellissime fario dai colori decisi: giallo, verde e nero il corpo con grandi puntini colorati rossi e gialli. Dopo la pausa pranzo le catture sono continuate numerose, questa volta usando un'emergente con la pallina di espanso. Alle 16 decidiamo di tornare perché dopo la doccia e una cena veloce a base di pesce persico e di temolo in padella, dobbiamo andare a prendere il quarto membro del gruppo, Giovanni, che arriverà con l'aereo alle 21,30 a Umea, che dista circa 250 km. Viaggio rilassante perché il traffico è inesistente; quindi grandi rettilinei e ancora tantissimi alberi a fare da contorno alla strada, la statale 363; questa volta passando da Mora, cittadina di 3000 abitanti, dove abbiamo fotografato un piacevole cimitero, addossato alla chiesa, dove le tombe sono delicatamente disposte su un prato di erba all'inglese. Costeggiamo il fiume Vindel, quasi in piena per il disgelo della tundra che nei giorni scorsi ha visto temperature sui 30 gradi, con le sue rapide vorticose e impressionanti di acqua scura. Arrivati all'aeroporto e caricati i bagagli, dopo aver preso a bordo Giovanni, che si è concesso un hamburger e patatine nell'unico locale trovato aperto della zona, nel raggio di 250 km, abbiamo fatto ritorno incontrando in sequenza: una piccola volpe seduta in mezzo alla strada, un alce sul bordo strada che si è fatto fotografare anche con il flash prima di andarsene tranquillamente, una lepre, forse schiacciata dalle ruote della nostra Volvo, e a 200 metri dal lodge, un'altra alce che ha attraversato di corsa la strada sterrata passandoci ad appena 30 metri dal cofano! Mi è quasi sembrato che tutti questi selvatici siano incuriositi dall'uomo e, se nessuno gli spara o gli fa del male, stanno abbastanza tranquilli e disponibili a condividere con noi l'ambiente.

 

19 GIUGNO

 

Dopo colazione, ci dirigiamo verso Sorsele, piccola cittadina con appena 1300 abitanti distante 35 km dal lodge, dove si può fare rifornimento e ci sono pure un paio di supermercati. Qui andiamo a cercare Ulrich, un gentile funzionario svedese che ci vende le licenze di pesca e ci dà in ottimo inglese le ultime indicazioni per andare a pesca sul Gertsbacken, fiume che scende da un invaso e il cui nome si pronuncia in tutt'altro modo- che non sto a dire. Cominciamo dividendoci le rive, Giovanni ed io proveremo a scendere il lato sinistro e Claudio e Piero il destro. Meno male che abbiamo portato lo spray svedese che ci protegge dalle zanzare… è la classica giornata che ti stanno addosso un centinaio alla volta. Riusciamo a prendere grossi temoli che sono piazzati proprio nel mezzo della corrente mentre le trote stazionano dietro i sassi lungo la riva; il sole rimane a farci compagnia e ci riscalda piacevolmente con un bel tepore caldo. Nel pomeriggio scendiamo a esplorare la parte finale del fiume, a circa 3 km più a valle, ma qui la taglia delle fario e dei temoli è notevolmente meno interessante. Tornando sulla riva, mi succede di perdere un pezzo della canna 10 piedi coda 7: la mia unica giustificazione è che si tratta di una sei pezzi e uno mi è caduto durante l'attraversamento di un folto bosco pieno di buche e di ostacoli, tappezzato come al solito da milioni di piantine di mirtillo e di muschio. Sulla strada del ritorno Claudio ci propone di assaggiare una specialità locale: un enorme cono di gelato di vaniglia con sopra spalmata la graniglia di gusti a scelta del cliente: cioccolato, nocciole, coriandoli colorati ecc. che scrocchiano sotto i denti. Dopo cena sono ancora in debito di sonno per il giorno prima e quindi non andrò a pesca di lucci insieme ai miei compagni, che escono con la barca per il coup de soir .

 

20 GIUGNO

 

Acqua a catinelle; il maltempo che era stato ampiamente previsto già prima della nostra partenza dall'Italia è arrivato. Questa mattina andiamo a pesca di lavarelli sul Malon, che assume durante il suo corso varie tipologie: torrente, lago, fiume ecc. Secondo la configurazione delle rocce e del terreno che trova sul suo cammino verso il Baltico. Ci accompagna Gabriele, che con la canna da pesca è un asso. Ci porta lungo una strada non asfaltata e dopo aver percorso alcune centinaia di metri scendendo una scarpata coperta di una fitta vegetazione, su cui si cammina come se fosse un morbido tappeto, arriviamo al fiume. E' proprio lui ad agganciare il primo lavarello che viene però ghermito da un grosso luccio che da un paio di anni staziona dove il torrente si getta in un laghetto; dopo una quindicina di minuti di sforzi e di canna piegata all'inverosimile, riesce a liberare il luccio, che si era aggrovigliato nel “trenino” di mosche. La giornata appare compromessa perché il trambusto fa scappare tutti i pesci, forse anche terrorizzati dalla presenza dell'esocide affamato. In pomeriggio cambiamo completamente tipo di pesca perché andremo su un laghetto circondato da alberi, a pesca con il belly boat. Si tratta di una specie di canotto -poltrona sulla quale si sta seduti e si pinneggia verso la direzione voluta. La cosa più pericolosa è l'ingresso in acqua perché se ci si siede troppo velocemente si rischia di spostare il corpo galleggiante con il risultato di ritrovarsi seduti... sull'acqua. Una volta preso posto nel congegno bisogna serrare i due tubolari laterali con una traversina su cui è appoggiato anche un misuratore dei pesci catturati, e una comoda retina per appoggiare gli oggetti; montare le pinne sopra gli scarponi da pesca e via… si è liberi di esplorare anche più volte le parti più interessanti del lago, assolutamente irraggiungibili da riva e senza l'impedimento di alberi e rami alle spalle. L'unico limite è la fatica del pinneggiare e lo sforzo per contrastare il vento, che se spirasse con troppa violenza renderebbe ingestibile l'imbarcazione. Sarà un'esperienza molto divertente perché attaccheremo decine di temoli e trote che abboccano praticamente a tutto: streamer, mosche secche, terrestrial ed emergenti. Solo Piero non ci ha seguito per la sua avversione derivante dall'esperienza dello scorso anno, quando uno dei bracci del suo belly si è sgonfiato facendogli prendere un bello spavento, dato che non sa nuotare… pertanto è rimasto vicino al lodge e ha pescato una gran quantità di lucci. Spero che anche noi domani avremo la stessa buona sorte. Verso sera, davanti alla casa, vedo una coppia di rondini che stava appollaiata su un filo della luce elettrica. Mi sono accorto che hanno fatto il nido sotto una trave nel capannone che sta per essere ristrutturato per ospitare persone. La presenza di questi indifesi esserini in luoghi impensabili, tutte le volte mi lascia sbalordito. Già sembra strano vederli nei cieli delle Alpi ma trovarli anche qui a oltre 1000 kilometri più a nord di Stoccolma e almeno a 5000 kilometri dall'Africa dove passano l'inverno mi lascia senza parole…e per cosa? Nutrire la loro prole disponendo di 24 ore di luce per cacciare gli insetti !

 

21 GIUGNO

 

Oggi è il giorno del solstizio ma l'inizio dell'estate proprio non l'abbiamo visto … freddo, vento e acqua a dirotto; il cielo è plumbeo quando ci alziamo e le previsioni dicono che avremo 25 mml di pioggia, vento a 8 metri al secondo e 6 gradi di temperatura. Ci copriamo con molta cura e ci dirigiamo a Grasbo, distante qualche kilometro dal lodge, dove sono calate in acqua due barche: su quella guidata da Aldo saliamo Piero ed io e sull'altra, con Gabriele, Claudio e Giovanni. Piero è il primo ad agganciare un luccio che però perde per la difficoltà di ferrarlo adeguatamente; dopo altri cinque lucci persi, Aldo – che è uno dei migliori pescatori a mosca italiani, lo copre di insulti e di raccomandazioni perché gli spiega che deve dare il colpo con la lenza non con la canna. Quindi Piero ha adottato una buona mosca ma la sua tecnica è da migliorare. Da parte mia, per la difficoltà di utilizzo della nuova canna da 9 piedi coda 7, prestatami da Giovanni, e per la posizione di poppa che mi consente solo lanci con la sinistra, e di seconda battuta, faccio un po' fatica a carburare . Comunque mi difendo bene, sia inizialmente usando un piccolo streamer bianco con la coda di pelle di coniglio, dotato di due antialghe, sia con l'artificiale “pacchiarini”, quello con la coda svolazzante, dotato di una sola protezione e inizio a prendere lucci di discrete dimensioni portandone in barca cinque su cinque abboccate. Sicuramente un'ottima media che compensa quella di Piero. La pioggia continua a scendere implacabile e abbiamo le dita completamente intirizzite dal freddo ma nessuno cede. Alla fine, dopo tante raccomandazioni, anche Piero comincia a migliorare la sua tecnica di aggancio, che consiste essenzialmente nel tenere la coda bassa, in direzione dell'artificiale, senza che sia il cimino ad agire; infatti l'azione morbida della canna impedisce all'amo di penetrare nella bocca del luccio, che è tappezzata da centinaia di denti. Rapidamente Piero mi raggiunge e così la nostra guida è soddisfatta della migliorata percentuale di pesci portati in barca. Però non vediamo solo lucci. Sempre con il “pacchiarini” aggancio e porto in barca anche due bei persici e, incredibilmente, anche un ciprinide con grosse squame, pinne bruno scuro-rossastre che anche Aldo non aveva mai visto, del peso di almeno tre kili, come si vede dalle foto che ho scattato. Ripensandoci poteva essere un aspio. Alla fine del pomeriggio, dopo aver mangiato il panino sotto la pioggia, e sempre più bloccati dal freddo, ritorniamo verso il luogo dell'imbarco. Il bilancio della giornata è di dieci lucci per Piero, di cui due saranno trasformati dalla signora Miki e da Gabriele in gustose polpette, specialità della casa, otto lucci più due persici e lo strano pescione per me, mentre l'altra barca chiuderà con soli tre pesci. I luccisti del gruppo siamo sicuramente Piero ed io .

 

22 GIUGNO

 

Il cielo ci manda un po' di pioggia sottile, c'è vento e quindi anche oggi ci attendiamo la solita razione di freddo. Alle 9 partiamo per una località dal nome impronunciabile per andare a pesca sul Malon, che nel tratto pescato assume l'aspetto del torrente di foresta, snodandosi tra bellissimi abeti e betulle. Dopo aver lasciato la strada principale, e percorsi alcuni kilometri nel nulla, cioè in una strada sterrata senza alcun riferimento ma solo alberi e colline che si scorgono in lontananza, arriviamo a uno slargo dove lasciamo l'auto. Claudio e Giovanni scenderanno lungo un torrente che li porterà alla confluenza del fiume con un laghetto formatosi per un allargamento delle rive, dove sembra sia possibile trovare grosse trote; Piero ed io invece risaliremo alcuni kilometri fino alla cava, dicono di materiale di ferro visti i grossi massi coperti da una patina rossastra, da cui prendendo a destra scenderemo fino al punto di pesca; l'accordo è che ci saremmo ritrovati tutti insieme a metà strada. Arrivati dopo venti minuti al luogo previsto, abbiamo cominciato ad attraversare un torrente, lasciando come segnale un sacchetto di plastica annodato ad un ramo; proseguendo nella discesa, dopo altri 300 metri siamo finalmente giunti sulla riva del fiume. Come il solito l'acqua è perfettamente pulita ma il fondo scuro rende pericoloso entrare in acqua senza il bastone da guado. Anche qui ho creato un segnale mettendo di traverso alcuni rami e tronchi di betulle, uno era stato rosicchiato da un castoro fino ad farlo cadere. Questi grossi roditori, importati inizialmente dalla Norvegia, hanno prosperato e si sono diffusi copiosamente anche nella Svezia settentrionale. Pertanto abbiamo iniziato pescando dalla riva, scambiandoci le posizioni di testa nello scendere. Subito abbiamo visto dei bei pesci e quindi non ci è sembrato il caso di battere tutte le centinaia di correntine e raschi a nostra disposizione. Così procedendo abbastanza celermente, verso le 14 ci siamo ritrovati con i nostri compagni che stavano risalendo; abbiamo pescato per un po' di tempo tutti insieme in un punto dove il fiume si allarga formando delle piccole cascate e dei restringimenti con una forte corrente, dove Piero ha fatto due volte una doppietta di temoli. Claudio non si aspettava di incontrarci tanto presto, valutando che bisognava battere metro per metro tutto il percorso, e ha quindi deciso di ripassare tutte le nostre occasioni mancate… da parte mia ero invece soddisfatto dei mei quattordici temoli e altrettante trote che nel frattempo avevo catturato.

 

23 GIUGNO

 

E' una bella giornata con qualche nuvola, l'aria è molto fresca ma finalmente basta pioggia. Accompagnati da Gabriele, andremo a pescare in un lago sul belly boat per tutto il giorno. I laghi in cui peschiamo sono delle vaste distese di acqua sorgiva di origine glaciale, cioè formatesi dopo lo scioglimento dei ghiacciai che coprivano tutta la regione, completamente nascosti da una fitta foresta. La ricchezza di pesci è dovuta a un esperimento iniziato molti anni fa, con l'inserimento di trote e temoli che si sono poi sviluppati naturalmente. Al nostro arrivo nello sbarcare l'attrezzatura vediamo che ieri qualcuno ha cucinato alla griglia una grossa fario di cui ha lasciato per terra il troncone della testa….è pensare che siamo in una zona no kill! Le catture si susseguono con pezzature molto interessanti…i temoli sono molto aggressivi e attaccano in pratica qualsiasi mosca: dagli streamer neri e verdi alle grosse emergenti con pallino di polistirolo, dalle grosse secche da caccia ai terrestrial, ma specialmente prediligono grosse sedge scure; sono molto combattivi e quando allamati è sempre molto difficile liberarli. Dopo mezzogiorno riesco a catturare un grosso temolo che misurava oltre 50 cm. E poi decine di altri fin verso sera, di taglia sempre oltre i 30 centimetri ma nessuna trota. Infatti lanciavo dove il lago è più profondo mentre le trote stanno, l'ho scoperto troppo tardi, preferibilmente sotto le rive in attesa di catturare il nutrimento che cade in acqua. Lungo la strada del ritorno abbiamo avuto il solito incontro con la fauna locale. Questa volta si trattava di un gruppo di una dozzina di renne che stavano procedendo insieme ai loro piccoli; a differenza degli adulti che hanno un manto grigiastro e dal pessimo aspetto per la sfilacciatura del pelo dovuta alla muta, i piccoli sono coperti da un delicato pelame di color nocciola chiaro. Tutte insieme si sono messe a correre in mezzo alla strada per circa cento metri fino a che all'altezza di una radura che portava nella foresta, si sono dirette a sinistra dandoci finalmente via libera. Alcuni kilometri più avanti abbiamo incontrato un secondo gruppo di renne, questa volta tre individui, penso maschi per la loro dimensione. Notiamo che lungo la strada ci sono spesso degli alberi abbattuti…infatti alcuni giorni prima del nostro arrivo si è verificata un'anomala esplosione di caldo, che ha causato una tempesta di vento. Sono così centinaia gli abeti che giacciono stesi per terra con le loro radici al sole. La facilità con cui avviene lo sradicamento è facilmente spiegabile per il limitato strato di humus superficiale; inoltre il suolo che è roccioso e costellato di grossi massi, appena un paio di metri sotto la superficie è in stato di permafrost, cioè il terreno resta gelato in modo permanente non ricevendo in estate il calore per sciogliersi. Da ciò consegue anche che la crescita degli alberi è lentissima.

 

24 GIUGNO

 

Cielo quasi completamente coperto con qualche sprazzo di sereno in lontananza. La temperatura è sui 10 gradi: partiamo per andare sul Vindel, un poderoso fiume che forma spesso delle rapide, nei pressi di Sorsele, e che in inverno non ghiaccia completamente malgrado la temperatura scenda a -30 gradi . L'acqua è molto veloce, turbinante e scura; noi scendiamo un sentiero partendo dalla cima di una collina disboscata; dopo un kilometro di spazi aperti e di bosco fitto, arriviamo sulla prismata formata da massi enormi, coperti di licheni, accatastati ad arte per il contenimento della corrente. Pescare non sarà semplice perché perdere l'equilibrio e cadere in acqua significherebbe la quasi certezza dell'annegamento; non credo ci siano molti nuotatori che sarebbero in grado di resistere alle rapide del Vindel, senza contare che se i waders si riempissero di acqua la questione anche per loro non si porrebbe! Per tutta la mattina pescando a ninfa non vedo neppure un'abboccata o magari è la situazione dell'acqua mi impedisce di scorgerla. Solo Gabriele aggancia un paio di pesci e più tardi anche Claudio. Verso le 13 comincia a piovere e quindi decidiamo di spostarci; risalendo la prismata mi cade l'occhio su un animale scuro, quasi nero, che sgattaiola tra le rocce verso riva: è una lontra, che è presente in tutto il bacino del fiume. Dopo pochi kilometri arriviamo sul fiume Gardon dove pescando a secca non vedo alcuna abboccata ma cambiando in ninfa attacco un lavarello di piccole dimensioni e due scardole, una delle quali, al momento del rilascio, viene afferrata da un grosso luccio che balza quasi fuori dall'acqua, proprio sotto i miei piedi, per mangiarsela. Che spettacolo ! Giornata deludente quindi, accompagnata da un capitombolo nel tratto di foresta, assolutamente impraticabile, che mi avrebbe riportato dal fiume al sentiero e conseguente rottura del mulinello che va a frantumarsi su una grande roccia su cui ho rischiato di spappolare la mia faccia. Sulla strada del ritorno ci aspetta una bella e inaspettata sorpresa... alcuni enormi funghi porcini, sette per la precisione, sia della classica forma a cappello sia schiacciati dal peso dei rami sovrastanti, di cui uno di oltre un kilo, stanno ad aspettarci lungo il viottolo. Addirittura li possiamo scorgere con l'auto in moto e appena avvistati diamo il segnale a Gabriele perché si fermi. Il motivo è che i funghi preferiscono nascere sul bordo della strada, che riceve più luce e calore, piuttosto che sotto gli alberi. A cena quindi avremo risotto con porcini e spezzatino di vitello con funghi trifolati. Una bella consolazione !

 

25 GIUGNO

 

L'aria è fresca attorno ai 10 gradi e il cielo non promette nulla di buono. Questa mattina andremo a pesca con il belly boat; sul furgone insieme a noi ci sono due simpatici pescatori bergamaschi che proveranno un lago vicino al nostro. Arriviamo verso le 10,30 e cominciamo a scaricare il materiale. Io salgo sul belly per secondo, dopo Claudio, e sono intenzionato ad esplorare il lago metro per metro metodicamente. Voglio prendere le trote che la volta scorsa mi sono sfuggite. Dopo appena 5 minuti la mia grossa sedge, che lancio facendo sbattere sul pelo dell'acqua, mi dà ragione. Ad appena 30 metri a destra da dove siamo entrati in acqua, prendo una bellissima trota fario di 50 cm. Aspettava che qualcosa cadesse in acqua e …ha trovato la mia mosca. Un forte sciacquio e una codata seguita da un robusto strattone mi hanno indotto a dare una energica ferrata con la mia canna 9 piedi coda 5. Dopo pochi minuti di battaglia la resistenza della trota ha termine e il mio guadino è pronto a portarla alla misurazione. Oltre 50 cm, magnifica con i suoi colori giallo e verde e i bei puntini colorati; la sua foto la vedo tutti i giorni perché l'ho messa sullo schermo del mio pc a dimensione reale. Giovanni che era appena entrato in pesca viene richiamato dai miei segnali di gioia…proprio un bell'inizio di giornata. Proseguo a battere il lato destro del lago e dopo mezz'ora vedo un movimento e una bella trota che addirittura salta completamente fuori dall'acqua ad appena 30 metri dal mio belly. Con circospezione cercando di non fare rumore mi avvicino e raccolgo la coda per tentarla con il mio artificiale. Al quinto tentativo faccio centro e dopo poco arriva in barca la sorella gemella della prima. La terza, sempre sui 50, riesco a ferrarla sotto un ramo di abete che si sporgeva a pochi centimetri dalla riva. Dopo appena un'ora avevo già guadinato un metro e mezzo di fario! Ero completamento soddisfatto e la mia giornata avrebbe potuto finire già allora. Ma in effetti era troppo presto per chiudere e ho quindi continuato a costeggiare il lago. Verso le 12,30 mentre stavo addentando il panino del pranzo con la mano sinistra, lanciando con la destra, vedo una specie di gorgo sotto la posizione che avrebbe dovuto avere la mia mosca. Una trota ultra combattiva si era presa in bocca la sedge e dava l'impressione di essere grande come le tre precedenti. Quando l'ho portata a bordo mi sono invece accorto che era di soli 35 cm… Comunque avevo fatto poker. Dopo una mezz'ora di calma vedo un'altra trota in caccia. Dopo vari tentativi riesco ad allamarla; però armeggiando con la macchina fotografica non realizzo che mi sta prendendo tre o quattro metri di filo; con tale disponibilità riesce a raggiungere un albero abbattuto giacente sul fondo, in mezzo al quale si va ad infilare, ottenendo di spaccare il filo e di liberarsi con la mia mosca in bocca. Dopo questa cattura non ho più visto trote ma solo temoli, di cui un bell'esemplare di oltre 40 cm. che quando ho liberato sembrava agonizzante a pancia all'insù; sono allora tornato indietro pinneggiando per raggiungerlo e dopo averlo ossigenato l'ho restituito al suo difficile ambiente. Nel frattempo il cielo si era rischiarato ed è apparso un bel sole caldo per cui mi stavo godendo il tepore soddisfatto e rilassato, facendomi portare a spasso dalla brezza. Mi stavo dimenticando però che la Scandinavian Summer è diversa dalla nostra …infatti ben presto i bei nuvoloni bianchi che passavano su di noi si sono radunati e quindi … giù pioggia! Prima appena accennata e poi ben presto veniva acqua a catinelle fino a far scomparire dalla nostra vista le rive del lago. Tutti siamo rientrati e ci siamo radunati sotto gli abeti in attesa di un improbabile miglioramento. Persa la speranza abbiamo chiamato al telefono la nostra guida che ci è venuto a prendere con il furgone. Guidando, Aldo ci ha raccontato diversi episodi curiosi della sua esperienza svedese come per esempio, di quella volta che era stato invitato, per dimostrare di essere un duro, un macho svedese, a mangiare cibo vichingo… si tratta dello surstromming ovvero di aringhe fatte fermentare un paio di anni in botti sigillate con appena un po' di sale e senza liberarle dell'intestino; quando la confezione viene aperta, tenendola in acqua, per ovvi motivi, si sprigiona una puzza terribile e insopportabile dovuta ad acido solfidrico (quello delle uova marce) butirrico (burro rancido) e proprionico ( quello della puzza di piedi). E' una tradizione locale che se aveva un significato ai tempi dei vichinghi, che dovevano navigare stando in mare per mesi, oggi è solo una giustificazione per bere grappa e birra. Per la cronaca, Aldo ci disse che aveva rifiutato…Sulla strada del ritorno abbiamo incontrato una gru con il suo piccolo; era dotata di lunghe piume marrone che la facevano sembrare uno struzzo piuttosto che un trampoliere. Stava camminando tranquillamente sulla statale 363 e appena ci ha visto si è spostata sulla sinistra guadagnando gli alberi. Abbiamo allora visto un magnifico comportamento che forse solo le madri sanno esprimere: per distrarre la nostra attenzione dal suo piccolo, che si era infrattato velocemente, la gru si è messa a danzare in circolo mostrando un'ala abbassata, per farci credere di averla rotta e di essere quindi indifesa. Veramente una scena commovente. Tornati al lodge, dopo cena le nuvole erano del tutto scomparse. Una luce magica è quindi apparsa in cielo …una cosa veramente difficile da descrivere e raccontare per tutte le sensazioni che mi dava: tranquillità, purezza, tempo sospeso non so nemmeno io cos'altro ma certo affascinante…sono quindi rimasto fin dopo mezzanotte tutto solo sotto gli alberi con le foglie che frusciavano mosse dal vento, in bordo al lago, a fotografare un cielo che non voleva saperne di diventare buio, ma restava azzurro pastello qua e là colorato da nuvole spennellate di oro e di rosso: uno spettacolo che la natura mi aveva offerto e che non dimenticherò mai!

 

26 GIUGNO

 

Oggi il tempo è tornato pessimo e si prevede pioggia. Partiremo con due barche a pesca di lucci e gli equipaggi saranno quelli della volta scorsa ma come guida avremo Gabriele perché Aldo porterà l'altra barca con il motore elettrico. Scendiamo un bel fiume che spesso diventa molto profondo e mette in luce dei grandi erbai e un fondo tappezzato da lunghissime formazioni di alghe, dentro le quali si nascondono gli esocidi. A metà mattinata abbiamo già preso otto lucci, di cui io cinque e Piero tre, mentre le notizie dall'altra barca parlano di soli tre lucci ….Dopo la colazione al sacco il mio “pacchiarini” massacrato dai morsi, perde definitivamente la coda che tanto piaceva ai pesci e incomincio quindi a lanciare uno streamer, dotato di doppia protezione contro le alghe, costruito da Claudio e gentilmente concessomi in prestito. Non so per quale motivo, probabilmente altri lo sanno meglio, ma da allora non sono riuscito più a portare in barca alcun luccio mentre nel frattempo Piero, con un artificiale confezionato da Aldo espressamente per lui la sera precedente, mi raggiungeva e superava con un parziale di 0-4, passando da tre a sette lucci; la solita pioggia insistente alle 16,30 ci ha costretto a ritornare ma la giornata è stata assolutamente positiva e ben completa la nostra esperienza di pesca della settimana.

 

27 GIUGNO

 

Oggi è l'ultimo giorno, quello della partenza. Ieri sera abbiamo salutato tutti e ringraziato del bellissimo soggiorno. Ci svegliamo alle 2 per partire alle 2,30 avendo i bagagli già pronti e stivati in auto. L'alba è dorata, il cielo chiaro e senza nuvole ( …e grazie Lapponia … adesso che non ne abbiamo bisogno!) Percorriamo con calma la strada verso Skelleftea per un'ora esatta senza incrociare nessun veicolo… in compenso vediamo volpi, due femmine di gallo cedrone, due lepri, una renna solitaria e uccelli vari. Il cielo ora è chiarissimo e il sole fa capolino dietro le nuvole e filtra tra la nebbia che in alcuni tratti di strada incontriamo. Infine, sempre con un traffico inesistente di cui ci ricorderemo quando affronteremo i nostri rientri dal weekend in Valtellina, alle 5,20 arriviamo al piazzale AVIS dell'aeroporto dove lasciamo la Volvo, con cui abbiamo percorso circa 1300 kilometri. Arriviamo sani e salvi, e con solo qualche segno dei moscerini e zanzare con cui la Lapponia svedese ha voluto lasciarci un ricordino, o meglio un arrivederci. Tutto sommato una gran bella vacanza.

Roberto