1 parte...
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29 luglio 2010
Dopo mesi di attesa, con la costruzione di oltre 240 mosche,di preparazione mulinelli, finali, code e polyleader, e il meticoloso inventario degli oggetti da mettere in valigia, finalmente alle 7,10 si parte da Malpensa: volo Lufthansa fino a Londra, poi Air Canada da Londra a Vancouver e per finire l'ultima tratta di 750 km con un turboelica della compagnia Jazz. Viaggio stressante non solo per le circa 20 ore ma anche perché i posti sono scomodi essendo al centro della fila di tre passeggeri, per cui ogni stirata di gambe necessita di una richiesta di permesso. Finalmente nel tardo pomeriggio arriviamo a Terrace dove lo zio Max Malli ci sta aspettando.
A bordo di un grosso suv della GM ci porta al lodge di Willy Schmidt, un simpatico tedesco di mezz'età che ha sposato una canadese e avendo una passione per la pesca dei salmoni ha trasformato il suo hobby in un business. Nella nostra casa ci sono 3 stanze ed io e Claudio dividiamo una camera da due letti, mentre Max e Riccardo stanno in una singola. Abbiamo un sonno terribile perché sono quasi 30 ore che non dormiamo ma ciò nonostante andiamo a mangiare pizza e alette di pollo piccanti, chiamate buffalo wings, da Pizza Hut, annaffiandole con un paio di pitcher di Canadian Beer. Poi finalmente ci buttiamo sul letto per un sonno assolutamente necessario.
30 luglio 2010 Malgrado nelle nostre camere il collegamento telefonico sia quasi impossibile, qualcuno mi chiama dall'Italia alle 2 di notte, svegliandomi dal sonno di cui ho un grandissimo bisogno...poi alle 6 di mattina tutti in piedi. Max ci controlla l'attrezzatura, accorciando per esempio il mio backing e costruendo le asole di collegamento con un suo sistema a prova di strappo e ci raccomanda di usare ami senza ardiglione perché qui i controlli sono estremamente severi, soprattutto nel caso si trattengano le steelhead, che prima delle proibizioni si erano quasi estinte. Visitiamo i vari edifici che costituiscono il lodge, le cui pareti sono composte da superbi tronchi di legno douglas incastrati gli uni negli altri a formare una validissima barriera contro il freddo invernale che da queste parti, trovandoci al 54° parallelo, non scherza.
Lodge Scopriamo decine di siepi di piante di lamponi selvatici, di cui gli orsi sono ghiotti: sono piante che crescono praticamente ovunque, quasi infestanti come i nostri rovi. Peccato che i frutti siano molto più piccoli dei nostri ma sono altrettanto gustosi. Torniamo a Terrace per chiedere le licenze di pesca e per visitare un paio di negozi di attrezzature sportive nel corso dei quali Claudio spende quasi mille dollari per ami, materiale da costruzione, code e per l'ultima versione degli scarponi prodotti dalla Simms, con suola in gomma Vibram, made in Italy.
Claudio in negozio Io riesco, non senza fatica, a trovare presso un negozio specializzato di elettronica, una scheda di memoria da 4 giga per la mia Coolpix dato che, misteriosamente, sono partito senza. Poi andiamo a prendere contatto con la città visitando il grande magazzino Safeway dove facendo gli acquisti per le provviste riusciamo a spendere 275 $ più altre 46 per le birre, che come tutti gli alcolici qui sono vendute in locali specializzati ed esclusivi. Per pranzo avremo pasta al sugo, bistecche e insalata. Il pomeriggio è dedicato al relax . Successivamente verso le sette Max va all'aeroporto a prendere Francesco e i suoi due figli, Riccardo e Davide, che malgrado non siano nemmeno ventenni , frequentano i fiumi della B.C. da quattro anni...beati loro ... Io ho dovuto aspettare di avere 65 anni per venirci ! Scaricati i bagagli e fatti saluti e le presentazioni di rito, andiamo a mangiare bistecche da Mike's con i soliti pitcher di birra ghiacciata; tornati al lodge, dopo aver cercato inutilmente di far collegare il P.C. di Max alla rete per restare collegati al mondo e per leggere la posta, andiamo tutti a nanna.
31 luglio 2010 La sveglia è alle 3,30; io e Claudio ci prepariamo un caffè con la moka appositamente portata dall'Italia e mangiamo uno yogurt alla frutta. Gli scarponi della Chota sono asciutti e secchi per cui mi ci vogliono almeno 20 minuti per infilarli, ma solo dopo averli riempiti di acqua per renderli più malleabili . Malgrado il tempo perso sono pronto per andare all'appuntamento alle 4,30 con gli altri ospiti cioè Enzo e Lorenzo, due simpatici amici torinesi appassionati ed abilissimi pescatori. E' ancora buio quando percorriamo il ponte di ferro sullo Skeena, attraversiamo il paese e infiliamo in una via laterale di periferia per imboccare una strada sterrata, che Max affronta a tutta velocità, malgrado le curve cieche, che dopo circa 5 km sbuca su una piazzola dove parcheggiamo. Togliamo canne e borse da pesca e ci incamminiamo velocemente nel bosco tenebroso e -per me-senza alcun riferimento, sperando di non fare brutti incontri (parlo di orsi naturalmente). Dopo quasi un km arriviamo sul greto del fiume, che si presenta con grossi sassi arrotondati, e finalmente mi accorgo che sopra di noi c'è una bella luna splendente. Non c'è luce a sufficienza per montare le canne e sistemare le code ma con l'aiuto delle pile dopo pochi minuti siamo pronti. Appena albeggia è Claudio ad attaccare il primo salmone, un sockeye, seguito da Max e Lorenzo mentre io ed Enzo, posizionati più a monte non vediamo nessuna abboccata. La pesca è tutt'altro che facile e non conoscendo ancora la tecnica di far scorrere la mosca tenendola sollevata appena sopra i sassi del fondo ed in tensione, fruttando la corrente del fiume, inevitabilmente faccio una strage di artificiali...ne perdo una dozzina nel giro di mezz'ora. Entro le 10 di mattina Claudio avrà preso 3 salmoni, e 2 ciascuno Max e Lorenzo. A quell'ora ci troviamo accerchiati da una folla di pescatori locali che, usando canne da spinning che lanciano piombi con attaccato un buffo artificiale costituito da una piccola elica che gli dà movimento, entrano nello spazio tra di noi e cercano di pescare nella nostra acqua. Certamente stanno rischiando perché restare nel raggio di azione di una potente canna a due mani e prendersi in faccia un amo di misura 1/0 non è divertente né piacevole; ne sanno qualcosa Claudio, che arpiono due volte sulle gambe e Max che invece aggancio una sola volta; purtroppo la lunga inattività mi ha fatto dimenticare la tecnica di base e faccio letteralmente paura! In pomeriggio saranno costretti a riparare i loro wader ..…I' am sorry Smontiamo le canne e torniamo in paese per fare colazione con deliziose ciambelle e caffè americano. Vedendo decine di persone in attesa lungo le strade, ci accorgiamo che sta per partire una processione di carri con persone in costume per celebrare i tempi passati e il ricordo dei nativi, che qui sono numerosissimi, e pertanto rischiamo di restare bloccati per ore.
Roadster Così andiamo in periferia ed entriamo nel negozio di articoli sportivi, quello a fianco ad un distributore di benzina, perché gli amici torinesi hanno perso tutte le loro code pesanti. Il negoziante mi offre di comperare degli scarponi uguali a quelli di Claudio ad un prezzo conveniente e così ne approfitto. Torniamo quindi al lodge ospitando a pranzo Enzo e Lorenzo, che dormono al Copper Motel. Buttiamo 700 gr. di pasta e poi mettiamo 2 salmoni sulla griglia; per verdura ci sono spinaci bolliti e piselli al sugo di pomodoro, specialità di Francesco, oltre al set di frutta esotica, passione di Max. In pomeriggio Max ci porta a vedere il Kleanza Creek, un bel torrente che assomiglia molto ai nostri delle Dolomiti, dove avviene ogni anno un'importante run di sockeye che attira molti turisti; strada facendo notiamo che lo Skeena è diventato improvvisamente giallognolo, a causa di qualche temporale sulle montagne a Nord. Così ci uniamo a Lorenzo ed Enzo che con la loro auto stanno andando a pescare a Kitimat, distante 60 km. Qui un grande fiordo collega il fiume al mare e pertanto la risalita di chum e pink è assicurata. Sul Kitimat abbiamo inoltre la possibilità, fortuna permettendo, di attaccare qualche mostruoso king, cioè il “pesce della vita” . La giornata è soleggiata e caldissima per cui rimpiangerò grandemente di aver dimenticato di portare una scorta di acqua. Dopo circa un'ora di viaggio, superiamo il paese e tagliando a sinistra della strada principale, ci dirigiamo lungo una via sterrata per parcheggiare dopo un centinaio di metri l'auto. Ingresso kitimat Entriamo in un recinto di una costruzione che si rivelerà essere la Farm dove vengono spremuti i salmoni maturi per la produzione di uova e avannotti; a valle della costruzione c'è un tubo circolare di lamiera ondulata di circa un metro di diametro per l'uscita dell'acqua di scarico dell'impianto e curiosamente vi è sempre un affollamento di pesci che cercano di risalire....vuoi dire che veramente i salmoni si ricordano del loro luogo di nascita ? Credevo fosse una leggenda. Dopo una quindicina di minuti di percorso a piedi, arriviamo ad un comodo ghiaione di fronte al quale, sui sassi dell'altra sponda, ci sono alcune famiglie con bambini che prendono il sole: sembra quasi di essere sul Taro ma qui di cheppie non c'è l'ombra. Per tutto il pomeriggio peschiamo senza sentire niente finché Enzo riesce ad spiaggiare un coho ma quando sembrava tutto finito con un ultimo scatto verso il centro del fiume il pesce salta e riesce a slamarsi salvandosi. Che forza e che vitalità ! Intanto io ero sceso insieme a Claudio 300 metri più a valle dove il fiume rallenta con un grande giro d'acqua, dove i nativi avevano installato una zona di pesca; sono i soli ad essere autorizzati a pescare con le reti ma solo per il loro consumo personale ed infatti gli è vietato vendere i salmoni. Ero attratto dal delfinare di un grosso pesce che regolarmente emergeva tre metri davanti a me facendo schizzare fuori dall'acqua le piccole dolly varden, pesci simili al salmerini di cui il fiume è ricco. Tanto ricco che addirittura ne ho agganciato uno per la coda... Vista la scarsa risalita, verso le 18 abbiamo preso la via del ritorno. Nei pressi di Terrace all'improvviso veniamo seguiti da un'auto della polizia che ci fa accostare e un poliziotto, molto gentile invero, chiede i documenti a Lorenzo, con la scusa che eravamo troppo vicini all'auto che ci precedeva, ma probabilmente per controllare se avevamo un guidatore “bevuto”. Arrivati a lodge mi sono buttato sul letto per un riposino di 5 minuti, senza nulla mangiare e bere, ed invece non mi sono svegliato che alle 5 del mattino successivo, domenica. 1 agosto Questa mattina si andrà a pescare sullo Skeena, appena qualche chilometro a nord del Lodge su un bank, vale a dire un vasto ghiaione di sassi e sabbia. Arrivati al posteggio, scendiamo lungo la massicciata rischiando di spaccarci qualche osso...anche perché si procede al buio, rischiarato soltanto da una splendida mezza luna. Camminiamo per un paio di km. notando evidenti fresche tracce di orsi, in particolare il segno degli unghioni che hanno graffiato e inciso la sabbia di un'orsa con i suoi piccoli. Orme orsa Il cielo è limpido ma appena pronti a montare le canne si alza un fastidioso e fresco vento proveniente da sud. Max ci posiziona a monte e a valle di un ampio raschio. Enzo e Lorenzo che stanno a monte prendono tre salmoni mentre tutti noi -sotto- non vediamo nulla. Verso mezzogiorno la coda del 5, si incastra tra i sassi e a furia di tirare purtroppo si rompe a metà; probabilmente si era già rovinata per lo sfregamento tra i massi.
Rob con cappellino Così mi rassegno e decido di riposare su un grosso sasso, limitandomi a guardare gli altri anche perché sono le 12,15 e Max ha previsto il ritorno per le 12,30. Però all'improvviso la situazione cambia e si cominciano a vedere salmoni in risalita; anche Riccardo e Davide attaccano e perdono dei pesci. Monto in fretta e furia una coda 7, extra sink, torno al mio posto e subito dopo vedo un salmone saltare fuori dall'acqua a circa 20 metri più a valle della mia posizione. Metto allora una delle mosche più belle tra quelle che ho costruito quest'inverno, una rossa con riflessi blu e bronzo, e lancio al meglio che posso verso il centro della corrente. Alla fine della passata sento un colpo e la prima impressione è che ho attaccato per l'ennesima volta il fondo. Questa volta invece sento che laggiù, in fondo alla lenza c'è qualcosa che si agita, una cosa viva che sta reagendo al dolore dell'amo e dallo strattone che produce capisco che è estremamente incazzata! Realizzo che finalmente ho attaccato il primo salmone della mia vita e il sogno tanto sognato si sta avverando, in uno scenario naturale che più bello non potrebbe essere. Max e Claudio richiamati dalle mie grida accorrono e cominciano a darmi consigli che non riesco a recepire tanto sono agitato; intanto mi dicono che devo recuperare la lenza con il mulinello mentre io, abituato con le trote di molta minore taglia, sto recuperando la coda con le mani, lasciandola abbandonata in acqua. Il salmone fortunatamente si dirige verso riva anziché prendere la corrente e quindi ad un certo punto non lo sento più in canna. Avendo lasciato fluttuare lungo la corrente 20 metri di coda e una decina di metri di running line mi sono trovato con il pesce attaccato solo ad un paio di bracciate di filo, con la canna pericolosamente esposta alla rottura: sarebbe bastato che il salmone avesse avuto una reazione violenta, certamente non inusuale, che non avrei avuto la possibilità di ammortizzare il suo dimenarsi e l'attrito del filo probabilmente mi avrebbe bruciato le dita. Max è entrato in acqua per aiutarmi quando ha visto che la situazione era critica perché la scena era la seguente: canna di 14 piedi abbandonata in acqua, running line trascinate a valle dalla corrente, coda bloccata tra i sassi, salmone appeso al solo finale...insomma un disastro finito bene forse per il fatto che l'amo era entrato profondamente nel labbro interno e...il salmone mi amava. In conclusione avevo salpato il primo salmone della mia vita, un sockeye o salmone rosso così chiamato sia per il colore della carne che per la colorazione che assume la pelle quando è arrivato il periodo riproduttivo. Il suo peso è di circa 3 kg. per una lunghezza di 61 cm. Roberto con primo salmone
Quando lo apro con un coltello affilato mi accorgo che è una femmina, con due strisce di uova arancione. Foto a ripetizione e poi il faticoso ritorno verso l'auto, con Max che si è preso il compito oneroso di trasportare in spalla i salmoni da affumicare. Dopo aver mangiato, nel pomeriggio risaliamo lo Skeena più a monte, dove troviamo due pescatori giapponesi che ci hanno preceduto per pochi minuti e quindi hanno preso le posizioni migliori. Max come al solito ci posiziona; lui resta sul posto con gli amici di Treviso mentre io e Claudio con i torinesi andiamo verso sud facendo una lunga camminata, anche attraverso una foresta con bellissimi alberi di sequoia, altissimi e diritti come l'albero di una nave.Il posto è molto bello ma senza una risalita evidente non possiamo sperare di prendere pesci; allora alle 18 torniamo . A cena andiamo da Benny, un locale frequentato quasi esclusivamente da nativi dove mangiamo bone steak con contorno di verdure e gamberi. Ristorante
Alle 23 tutti a letto perché siamo stanchi morti.
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