Un viaggio che ti cambia la vita !

 

 

Se penso ad un viaggio di pesca dove ho dovuto relegare tutta la mia esperienza di navigato pescatore a mosca in un angolo remoto della mia mente , nasconderla a forza per affidarmi totalmente alle capacità della guida locale, con tutti i miei trucchi da prestigiatore del fiume , portati da casa che volevano emergere, soffocarli sotto un disciplinata esecuzione degli ordini impartiti dalla guida e infine rimettermi totalmente in gioco , come quando andavo da giovane sul fiume a cavedani , a Spinod'Adda ; e al fine dopo tanto sacrificio diventare un eletto dall'illuminazione che mi ha veramente fatto svoltare , all'improvviso senza via di ritorno!! Non posso confondermi con altri fiumi il mio è il Big Horn nel Montana a Forth Smith.

Arrivavamo da una settimana straordinaria passata a catturare steel head in Alaska e al Fly Fisher Club Milano dove eravamo solito incontrarci al giovedì sera per celebrare la condivisione di questo sport eccezionale che è la pesca a mosca avevamo pianificato tutto nei minimi particolari grazie al supporto della AWA travel dove il buono e paziente Claudio Tagini ci aveva organizzato un percorso turistico piscatorio che anche un individuo decelebrato avrebbe faticato a non seguire alla lettera da tanto ere prodigo di consigli e utili informazioni . Noi non smentimmo le attese eravamo io Paolo Angelo e Raffaele un gruppo cresciuto prevalentemente sui fiumi da fondovalle innamorati delle lunghe lame delle bollate impossibili da raggiungere da estenuanti domeniche di pesca in Valtellina dove si cominciava a pescare verso le 10 del mattino e il ritrovo alla macchina era sempre a buio pesto, ci eravamo conosciuti al club ; Angelo , quando io arrivai era già iscritto da un ‘anno ma la crescita alieutica fu per entrambi più o meno la stessa , Paolo e Raffaele arrivarono circa 1 anno dopo e ad amicizia ormai consolidata da numerose uscite di pesca viaggi compresi avevamo deciso di fare la follia una settimana a steel head in Alaska e poi giù di corsa per 6 giorni nel Montana sul Gota delle lunghe lame sul fiume plasmato dall'uomo e ora trasformato in uno dei luoghi più rinomati e prestigiosi per la pesca a mosca ; si perché dovete sapere che il Big Horn fin dai tempi del generale Custer pace all'anima sua era un fiume torbido fangoso e soprattutto con una temperatura più adatta all'allevamento di pesci gatto del Missisipi , ma erigendo una monumentale diga che fà da bacino di decantazione e facendo sgorgare l'acqua dalla base della diga e non per tracimazione hanno ottenuto una risorsa idrica limpidissima e incredibilmente fredda che viene prevalentemente utilizzata per l'irrigazione di tutto l'indotto agricolo circostante; bel lavoro ha fatto l'uomo bianco eh?

 

 

Dopo le varie conseguenze che ben conosciamo in proposito sulla conquista dell'ovest finalmente il tanto distruttivo progresso ha partorito una piccola gemma naturale . Ma anche là , hanno avuto modo di criticare l'opera adducendo le solite cause: stravolgimento del corso naturale dell'alveo , snaturalizzazione dell'identità del fiume, etc ..etc.. se non che furono proprio le comunità indigene a prendere per il bavero i vari giornalisti che gettavano benzina sul fuoco e dirgli di smetterla altrimenti avrebbero dovuto tornare nei loro tee pee a masticare carne secca invece di avere una seria opportunità di diventare competitivi con i vari proprietari confinanti.

Come potete vedere i deficenti non sono una prerogativa italiana. Così arrivammo a Denver , Colorado , la macchina a noleggio ci aspettava diligentemente all'aereo porto , breve disimpegno nel recupero canne e carico dei bagagli e via per il Montana ; Paolo guidava tranquillo Angelo faceva da navigatore anche perché per arrivare a destinazione la strada era tutta un rettilineo io e Raffaele i più piccoli eravamo stipati dietro con i bagagli che ci permettevano solo respiri misurati per non far saltare la serratura del bagagliaio , avevamo comunque tutti uno sguardo sognante verso l'orizzonte i ricordi delle catture dei giorni precedenti si affacciavano alla memoria e ogni tanto una battuta su quello o quell'altro episodio come quando dimenticammo una cassa di coca cola nel freezer pensate un po' alle conseguenze, gettava nell'ilarità totale e spensierata tutti gli occupanti della macchina con Angelo che diceva : Non fatemi ridere altrimenti sbaglio la strada ... Bella roba è tutta dritta !! E noi giù a ridere!! Insomma arrivammo nel primo pomeriggio, Forth Smith così si chiamava il paese nome che fa pensare ad un ultimo avamposto militare disperso nella prateria .

 

 

Era così infatti!! Chilometri e chilometri di recinzioni che non si sa da dove cominciano e dove finiscano si sa solo che da quella parte fino a non so dove è proprietà privata ed è meglio non addentrarsi anche perché c'è solo erba; un prato monocolore, monotematico, totalmente piatto

Non c'è un albero nemmeno a pagarlo non ti puoi nascondere nemmeno sdraiandoti in terra lo sguardo arriva nitido e chiaro fino all'orizzonte l'unico essere vivente che si poteva dire felice di stare in quell'oceano verde era…. una vacca ! Della razza black angus la maggior parte; chi sdraiata chi in piedi, in un eterno ruminio di mandibole, felici con le loro mammelle nere al vento così create per avere meno danni dovuti al riverbero del sole sulla neve . Spiegai questo trucco antiscottatura al seno ad una ragazza qui in Italia; maaa….. alla nigeriana al km. 13 della paullese ,oltre a rispondermi in malo modo, disse che non le era di nessuna utilità; forse perché non c'era la neve dove lei lavora mah!! Comunque Forth Smith era affascinante c'era tutto quello che ci serviva , un magazzino per approvvigionamenti alimentari , il cotton wood camp un campeggio con anche noleggio barche, il ristorante caffetteria da Polly dove facevamo colazione e cena, e l'immenso negozio da pesca dove c'era ogni cosa e anche di più ,qualche casa qua e là e il paese era tutto lì .

 

 

Telefonammo a Bred il coordinatore delle guide del Big Horn che ci consegnò le chiavi di una confortevolissima villetta anche lei dispersa nella prateria e ci disse che le due guide sarebbero arrivate domattina , quindi pianificato il tutto il richiamo del fiume era troppo forte , saltammo sulla macchina già con addosso i wader e le canne in mano , scegliemmo il primo accesso al fiume che ci capitò a tiro , dopo aver perso una mezz'oretta nella vegetazione riparia perché non capivamo come raggiungere l'acqua , eravamo disposti a fendere gli arbusti a colpi di macete da tanta era la foga di vedere il fiume ma all'improvviso eccolo lì ! Non era un gran posto il luogo che avevamo scelto per puro caso. Avremmo voluto addentrarci in acqua, ma la riva non lo permetteva allora ci disponemmo subito a caso, lungo la piccola riva ciottolosa, credendo che con la densità di trote che vantava il fiume ,sarebbe bastata una piccola bead head e un poco di pasta strike indicator per avere la prima cattura , non c'era molto tempo il tramonto incombeva ed eravamo tutti in silenzio convinti che anche solo per mezz'ora avremmo visto il finimondo,( al tramonto, Valtellina docet!!) non fu così, solo Angelo ebbe un risultato e se me lo permette era pure misero in confronto alle catture che seguirono nei giorni seguenti, e per di più a streamer ,mah!!Tornammo alla macchina un po' perplessi ma non delusi,certo! Non puoi mica capire tutto un fiume in un'ora !! Ma la nostra aurea di pescatori infallibili era stata intaccata , e questo per chi è abituato a sparare e fare centro, non sempre il bollino rosso, ma almeno ad andarci molto vicino,lascia un certo fastidio che solo una mezz'oretta di meditazione in assoluto silenzio può guarire ; in macchina non parlava nessuno mentre tornavamo in paese , eravamo un po' smarriti , il fiume ci era parso immenso e di difficile interpretazione, chissà domani cosa capiremo che non abbiamo afferrato oggi? Ha! Il ristorante : parcheggia lì! Queste parole ruppero la trance in cui era caduto tutto il gruppo e la fame ci restituiva l'identità di esseri umani e non di dei come a torto pensavamo poche ore prima.

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