Un viaggio che ti cambia la vita !

Seconda parte
Mangiammo da Polly con la solita ilarità che ci fece ben presto conoscere in tutta Forth Smith ,la serata si concluse con una doccia e a nanna senza la smania di costruire qualcosa al morsetto perché avevamo la mente vuota quel poco tempo passato sul fiume non ci aveva dato nessun : domani sarà ?, domani farò?. Non ricordo a che ora mi svegliai la mattina perché non ricordo di aver dormito , fatto stà che come sentimmo le macchine delle guide entrare nel giardino balzammo come quattro leoni ammaestrati nel portico, tutti con le fauci aperte e ritti sulle due zampe ad aspettare un qualsiasi ordine dei due domatori; avevano come si può pensare due fuori strada selvaggi con già entrambi le barche a rimorchio ,le coppie furono presto fatte io e Raffaele sulla barca color mimetico e Paolo e Angelo sull'altra, caricammo i borsoni in un lampo e ci salutammo perché ci saremmo rivisti solo alla sera e non c'era modo di tenersi in contatto con i cellulari. Quindi partimmo ; la nostra guida si chiamava Eric D. Wilcox un pennellone alto 2 metri con la coda di cavallo e gli occhialini alla John Lennon e con lui c'era un meraviglioso Labrador nero di nome Gustav amabilmente chiamato GUS ,che pareva essere in contatto con Eric in forma telepatica perché non ho mai sentito Eric rivolgersi al cane con un comando udibile da orecchio umano o perlomeno comprensibile ,era sempre un: GUS!! Mmmm…mmm..mmm..Si perché gli americani, non è che proprio scandiscano le parole, ma il cane immancabilmente si faceva ammirare per la solerzia con cui eseguiva l'ordine impartitogli, infatti solo allora capivamo cosa avesse detto Eric! Insomma il Labrador era il nostro interprete!! Sul cruscotto della macchina c'erano feticci vari, piume d'oca, code di fagiano, sparse un po' in giro cartucce di vario genere e nel portacenere faceva capolino un bel proiettile ; quando gli chiesi per che tipo di preda fosse quel gingillo mi rispose che era per i cervi mi disse che non sono prede che ti danno una seconda possibilità al minimo errore lasciano sul posto uno sbuffo di terra e in un baleno si sono dileguati ; comunque mi disse che la carne nel suo freezer non mancava mai ; “questo deve essere uno che sbaglia poche volte “ fu il mio pensiero . Arrivammo al parcheggio del 3 miles acces ovvero 3 miglia a valle dalla diga , qui c'era la rampa per mettere in acqua le barche ,Eric fece tutto da solo , caricò le bevande e il frigo portatile ,ci fece salire e una volta accomodati mi diede un tappetino dove appoggiare i piedi , perché avevo gli scarponcini chiodati e avrei potuto rovinare il fondo della barca; era un vero professionista, nulla era lasciato al caso , ben presto ci saremmo accorti , che per loro ciò che noi vedevamo come una gita turistica era businnes, era lavoro,ed era da assolvere nel migliore dei modi. Gus stava a prua con la coda che scandiva i secondi come un metronomo e la barca col motore al minimo fendeva dolcemente le acque ; nei vari raschi si potevano osservare molte trote in frega per lo più iridee che nel mese di maggio sfoggiano una livrea nuziale arcobaleno. Gentilmente ci chiese se nei giorni futuri avessimo evitato di pescare sui letti di frega, lo rassicurammo spiegandogli che saremmo stati volentieri ben lontani da esse e che la situazione piscicola italiana ci aiutava a ricordare cosa accade quando non si rispetta l'ambiente. Ci fermammo su di un piccolo atollo del fiume , ci disse che doveva vagliare le nostre attrezzature , fornirci gli artificiali giusti e vedere come ce la cavavamo col lancio ; certo pensai, ora dopo l'esibizione del s.u.v , della barca , del cane che obbedisce abbaiando un SISSIGNORE!! |

Ora tocca a me annichilirlo con lanci da 20 mt di media e gli farò vedere le mie scatole delle mosche così sbalordirà!!. Pensando di attendere la sola consegna degli artificiali ed una breve spiegazione sull'utilizzo , temporeggiavo osservando in cerca di qualche bollata ; Eric mi si piazzò davanti e mi chiese di porgergli la canna , ma certo! Gli consegnai la mia Sage RPL plus nove piedi ,coda 5 annuendo con soddisfazione e una certa superiorità spiegandogli che l'avevo montata e rifinita con le mie mani; anelli in mono piedino a 1 cm . dal fusto per annullare l'attrito della coda ; porta mulinello in frassino e ottone con pomolo nel medesimo legno , mulinello Fiorini con bobina ad aggancio magnetico ,ottenuto da un blocco unico di alluminio , il massimo della leggerezza e della resistenza. Per un attimo spalancò gli occhi e un fugace sorriso rivelò il sincero apprezzamento sia per i materiali utilizzati che per l'attrezzo così confezionato , ma le sue mani già correvano nell'eseguire ciò che si era prefissato di fare , udite , udite , voleva cambiarmi il finale !!! Cooosa ? Alt! Ferma tutto! Forse non hai ben chiaro con chi hai a che fare, non sono il pivello annoiato che ha ricevuto una vacanza gratis dalla nonna strariccaIo ho più di 15 anni di esperienza con la canna da mosca, non per niente al Fly Fisher Club hanno incaricato me sia per i corsi di costruzione che per i corsi di lancio da 5 anni a questa parte!!Tutto questo scorreva nella mia mente come un torrente in piena , mentre potevo vedere la mia superbia ritta di fianco a me come il colosso di Rodi con le braccia conserte che mi esortava dicendo: prendi un po' per il collo questo sbruffone , che si permette di dare dei giudizi sul tuo finale , tralaltro da te sapientemente assemblato!! Cercando di nascondere l'alterigia che sprizzava da tutti i pori mi limitai a far notare che era tutto a posto, anche per instaurare un clima di reciproco scambio di idee; Eric chino sul da farsi si girò verso di me , mi inchiodò con i suoi occhi azzurri e stringendo un pezzo di nylon tra i denti mi disse : No! è sbagliato! Cercai di vedere attorno a me che fine aveva fatto la mia superbia, almeno saremmo stati in due !Contro Eric , da solo non ce l'avrei mai fatta! Ma al posto del colosso, la mia superbia aveva preso le sembianze miti e riluttanti della piccola fiammiferaia , che aveva pure l'ardire di consigliarmi al meglio: He! Se ti dice che è sbagliato , è sbagliato! Noh! Vatti a fidare dei peccati capitali! Ammansito dalla curiosità del risultato , mi rimisi anima e corpo nelle mani di Eric che oramai stava stravolgendo metà delle mie certezze acquisite in tanti anni di pesca. |

Cominciò a staccare metà del finale e all'altezza più o meno dello 0,20 attaccò un lunghissimo tratto di 0,14 e poi consecutivamente due piccole ninfe sul 18 senza praticamente peso, un pallino microscopico ovviava questa lacuna circa 30 cm . sopra la ninfa di testa . Era il primo finale che vedevo costruire con coscienza per la pesca a ninfa ; noi che pescavamo a ninfa in Valtellina ,lo facevamo con un finale da secca , perché se cominciavano a bollare ,la scatola delle ninfe veniva relegata nel fondo del tascapane ; pescare a ninfa per noi era un ripiego la vera gioia l'avevamo pescando a secca ; anni più tardi questo tipo di finale infatti lo trovai divulgato da alcuni giornali del settore come finale per la pesca con la ninfa Ceca dove appunto nella repubblica suddetta la pesca a ninfa è l'attività precipua del moschista. Il lungo tratto di 0,14 fendeva molto meglio l'acqua di un comunissimo finale a nodi che per far affondare le micro ninfe avrebbe avuto bisogno di un cospicuo apporto di piombo con i dovuti problemi in fase di lancio , questo finale invece è leggerissimo e da pochissimi problemi nel lancio oltre ad entrare in pesca molto più velocemente . Poi Eric tira fuori una bobina aliena , non capivo poi cosa dovesse fare il finale era già pronto; era solo da congiungere alla coda dove c'era un perfect loop con le mani tese che chiedeva solamente di essere inanellato. Eric svolge un pezzo lungo una spanna dalla bobina e lo lega alla mia asola sulla coda , dall'altra parte ci lega il finale , nello stirarlo davanti ai miei occhi mi fa notare che è un'ammortizzatore !! La mia mandibola fluttuava nel vuoto!! E sempre con la stessa espressione da beota lo vidi fissare a quella spanna di elastico molto resistente ,un ciuffo di macramé (un sintetico simile al rayon) annegandolo poi nel silicone per farlo galleggiare meglio , sarebbe servito da strike indicator. Il miracolo era stato eseguito davanti ai miei occhi , il finale che volevo difendere a spada tratta lo avevo già catalogato sotto la voce “ obsoleto” con la pasta da strike indicator e il piombo eravamo costretti a pescare solo dove la vista dell'abboccata ce lo permetteva poi tutti questi pesi sul finale spezzavano il lancio in mille modi figuriamoci poi pescare con due ninfe sarebbe stato improponibile ; lo strike shoc gum ( l'ammortizzatore) ci permetteva di ferrare anche a distanze notevoli con tip sottile senza praticamente spaccare in bocca alle prede ; il ciuffo di macramé funzionava meravigliosamente come avvisatore di abboccata , non come la pasta che ora galleggia ora no , non sai mai se stai facendo dragare le ninfe o se incocci nel fondo; insomma con questa tecnica coprivamo il triplo di acqua e per di più con due ninfe , aumentando a dismisura le potenzialità di successo. |

Lo so che stò facendo inorridire tutti i puristi, ma accettando questa tecnica abbiamo pescato bene in tutto l'arco della giornata ; e poi ve lo assicuro chiunque sarebbe andato contro i propri principi ,se vi avessero dato il modo di poter vedere l'abboccata sulla vostra ninfa ben oltre i 20 metri , e ferrando ritrovarsi in canna un'iridea da 40 cm . che una volta guadinata , boccheggiando sfinita dalla lotta vi guarda incredula , con negli occhi una sola domanda : “ ma come hai fatto?” Si!! Prenderle così ci pareva incredibile , erano al sicuro in una corrente a circa 15 metri da noi , sotto un bel metro d'acqua , e a bollare non ci pensavano minimamente ; ma grazie a Eric eravamo diventati micidiali , il nostro compito era solo quello di sondare il più possibile l'acqua davanti a noi , sembravamo degl'imbianchini, era come pitturare il fiume senza tralasciare la ben che minima porzione di corrente , facevamo la classica passata in death drift ad un certo punto il fiocco s'inchiodava , la coda nel tendersi squarciava l'acqua , e il cimino trasmetteva al braccio le scodate delle trote che cercavano la fuga come fossero inseguite da una muta di “pesce-cani”!! Con sommo piacere dimostrammo ad Eric , che grazie alla nostra buona tecnica di lancio potevamo dilatare lo spazio pescabile almeno il doppio di quello che lui credeva utile ; così invece di fermarci un'ora in una pool ce ne stavamo almeno due se non di più visto che ad un certo punto aveva pure smesso di guadinarci le trote , e noi avevamo pure smesso di farci fotografare infatti alla sera ci saremmo trovati davanti una dozzina di foto a testa con : io e la trota , “Raffa “ e la trota, la trota ed io …..etc…etc … |

Era mezzo giorno ed Eric ci domandò se volevamo spostarci , anche perché ci voleva portare in una lama dalla corrente più tranquilla , dove le trote a quell'ora avevano già cominciato l'attività a galla ; nello spostarci mangiammo sulla barca , i tramezzini erano squisiti , (come ogni cosa commestibile dopo una dozzina di catture) preparati dalle amorevoli mani della moglie di Bred ; Eric mi raccontò che non stava passando un bel periodo; aveva in corso una separazione da sua moglie e c'era di mezzo pure l'affidamento di un bellissimo biondo giovanotto di nome Jacob ; aveva la sua foto nel parasole della macchina ; questa cosa mi intenerì molto e ridusse notevolmente la distanza tra il mio essere pescatore a mosca e ciò che era lui , perché da quando ci aveva aperto gli occhi su come si pesca nel Big Horn , Eric era diventato per me irraggiungibile , dovevate vedere come recuperava le trote; per noi pescatori una cattura è si una lotta col pesce ma è anche qualcosa da assaporare; per una guida professionista invece il recupero del pesce deve essere ridotto al minimo , per non affaticare la trota , quindi dopo la ferrata arcuava leggermente la schiena e il polso , non per strappare di colpo la trota dall'acqua, ma per far lavorare la canna in modo che la coda che usciva dal cimino non creasse nessun angolo, il cimino della canna puntava direttamente la trota allamata e ammortizzava ogni suo tentativo di prendere coda dopo 2 o 3 testate si ritrovava a sbattere nell'acqua bassa senza quasi aver dato prova della sua tenacia , se aveva della coda fra i piedi che gli dava fastidio dovevate vedere come smanettava sul mio Fiorini ,con le dita della mano destra dava dei colpi sulla bobina per farla girare e in men che non si dica con due o tre colpi la coda tra i piedi non c'era più; mica col manettino come i comuni mortali , e poi prendere la trota in mano e slamarla era un tutt'uno ; quando la trota si ritrovava libera in acqua la vedevi per un secondo smarrita come a chiedersi : cosa è successo?!! |