2011 RITORNO ALLA BRITISH COLUMBIA
25 agosto PRIMO GIORNO
Ieri pomeriggio siamo arrivati dopo il solito viaggio massacrante, ben 19 ore passate quasi senza dormire…ma ci aspetta un'altra emozionante avventura di pesca e tutta la fatica svanisce velocemente. Max ci ha preparato degli ottimi gnocchi conditi con sugo all'amatriciana tanto che non sembra neppure di stare in Canada…il pomeriggio è soleggiato e dopo le copiose piogge dei giorni che hanno preceduto il nostro arrivo, il livello dei fiumi sta scendendo; il particolare, il Copper, famose per le sue steelhead , è pulito mentre l'anno scorso ricordo che era costantemente di color mattone. Andiamo quindi sul Copper e peschiamo nelle pool medie, dove l'acqua scorre abbastanza lentamente ma senza alcun risultato. Nel pomeriggio Claudio, ti pareva se non era il più…bravo, prende il primo silver e poi un pink . Proviamo tutto il pomeriggio inutilmente, perdendo una gran quantità di streamer ; verso fine giornata Francesco mi indica un buon posto dove i due amici di Acqui Terme stanno prendendo un pink dietro l'altro. Così mi avvicino e anch'io e ne prendo subito uno dotato di strani denti molto simili a quelli di un cane, con un'enorme gobba che spicca sulla pelle verdastra macchiata con bellissime striature rosa. Di steelhead neppure l'ombra; ritorniamo quindi al lodge dove Max si supera cucinando una bella grigliata di carni miste canadesi.

26 agosto SECONDO GIORNO
Partiamo alle 8 per andare su un bank vicino alla condotta dell'alta tensione, con Willy che ci porta a tutta velocità con il suo fuoribordo. Il cielo è coperto; dopo poco prendo un pink e un piccolo (si fa per dire) sockeye che Max consiglia di rilasciare. La meccanica di lancio mi riesce male perché ho una coda intermedia e un polyleader affondante, oltre ai soliti nodi e parrucche che si formano sulla vecchia running line usata lo scorso anno…. Decido quindi di cambiare tutto mettendo una bigboy da 500 e sostituisco anche la runnig; la cosa funziona perché attacco subito due bei sockeye di cui uno mi fa quasi fratturare un dito per un colpo del nottolino del mulinello. Claudio e gli altri stranamente non vedono quasi niente, salvo un sockeye. Poi succede che Max prende in mano la sua canna e subito attacca e porta a riva un bel salmone…Max è una persona adorabile! Oltre ad essere dotato di un'attitudine e capacità di pesca incredibile, è sempre disponibile a dare ottimi consigli, si sacrifica entrando in acque pericolose per recuperare le lenze incagliate dai suoi inesperti discepoli, riesce a strutturare l'attrezzatura di chiunque per l'ottimale utilizzo, insegna a far scendere 30 metri di lenza anche in 20 centimetri di acqua senza attaccare il fondo, intuisce esattamente dove passano i salmoni e puoi stare sicuro che se c'è una run lui, e quelli che seguono alla lettera i suoi insegnamenti, avrà il pesce in canna. A cena abbiamo come ospiti alcuni pescatori italiani, che hanno terminato la loro avventura di pesca; tra un bicchiere e l'altro ci raccontano di bellissime catture e di grandi emozioni.

27 agosto TERZO GIORNO
Sono tutto indolenzito….piedi, spalla, mani, dita tagliate….Mi sento a pezzi perché due giornate di pesca ininterrotta e senza un grande allenamento preventivo per me sono micidiali. Max, malgrado mi senta a pezzi e non sia l'unico acciaccato, si comporta da sergente istruttore e decide che ci alzeremo alle 4,15 per andare a prendere i posti migliori a Kitselas sullo Skeena River. Attraversiamo il bosco col buio più completo e appena aperte le canne vediamo che un orso ci sta osservando dal limitare degli alberi; nessuno lo disturba così ci lascia pescare in pace senza più farsi rivedere. In totale alla fine della giornata avremo preso 6 pink, un chum di oltre 10 kg, poi silver e sockeye per un totale di 11 salmoni consegnati per l'affumicatura a Willy.
Verso mezzogiorno Francesco, che aiuta Max a gestire gli ospiti, pur afflitto da un dolore alla spalla che lo disturba non poco, inizia a pescare di fianco a me e dopo qualche lancio attacca una splendida steelhead che inizia a saltare in mezzo al fiume e da lì inizia un tiro alla fune che lo costringe a scendere per oltre 200 metri, ma ne valeva la pena: 93 cm. per 41 di circonferenza. Parliamo di un pesce di oltre 10 kg! A pranzo andiamo a mangiare la pizza e purtroppo all'uscita comprendiamo che il mercatino di oggetti etnici gestito dagli indiani si è già concluso. Nel pomeriggio ci dedichiamo al relax e la sera cena da Mike's a base di filetto di manzo e patatine fritte con contorno di funghi,cipolle fritte e birra.

28 agosto QUARTO GIORNO
Ci svegliamo alle 7 per tornare sul Copper; il tempo è un po' peggiorato dopo i tre giorni di sole ma la pioggia non è sufficientemente forte da sporcare il fiume. Max decide di farci provare le pool a monte anche se non ci sono notizie di risalite importanti. Cominciamo a salire i tornanti della strada sterrata costruita dai boscaioli, augurandoci di non incontrare gli spaventosi camion pieni di legname che solitamente scendono a tutta velocità, non curandosi delle auto che hanno la sfortuna di incrociarli. Gli incidenti non sono rari…Ad un tratto la pioggia diventa molto forte e il fondo stradale si riempie di pozzanghere che la terra argillosa colora di un bel rosso rame. Incontriamo avvallamenti, strettoie e grandi canyon, che dalle nostre parti sarebbero diventate altrettanti invasi e dighe per lo sfruttamento dell'energia idroelettrica. Verso il 28mo chilometro Max ferma l'auto vicino ad un ponte che sovrasta un torrente di acqua limpida…dall'alto vediamo chiaramente decine di grandi chum che si stanno riproducendo. Alla fine dopo tanti documentari visti in televisione riesco ad osservare dal vivo i salmoni in azione; sono rimasto impressionato in particolare dalle grosse femmine che avevano la pinna caudale completamente sbiancata, senza colore, per il continuo sfregamento e sbattimento della coda sui sassi, onde creare l'avvallamento dove avrebbero deposto le loro preziose uova. Attorno a loro giravano grossi maschi con il dorso di colore rosso attraversato da striature verdastre, che con fare aggressivo e litigioso aspettavano il momento opportuno per fecondare le uova. Max ci divide in due gruppi e sempre sotto una pioggia battente scendiamo un burrone scosceso e umido ed arriviamo a pescare al km. 32 del Copper. La sabbia sulla riva del fiume è piena di orme, o meglio unghiate di mamma orsa con i piccoli al seguito. Probabilmente siamo saliti troppo perché le steelhead non sono ancora arrivate così a monte…infatti nessuna cattura. Dopo il solito panino alle 14 Max ci fa scendere a valle e al km. 5 Claudio riesce a prendere l'unica steely della giornata…75 cm. di forza bruta; anche Luciano ne aggancia una ma non riesce a trattenerla e perde l'occasione di fotografarla. Finalmente smette di piovere e nonostante una grossa pinna di salmone che delfina davanti alla mia postazione non vedo nessuna abboccata. Considerata la giornata negativa, alle 18 rientriamo al lodge per una bella pasta aglio-olio-peperoncino che ci rimette in forma.
29 agosto QUINTO GIORNO
La pioggia batte forte e il cielo non promette nulla di buono. Fatta un'abbondante colazione saliamo sull'enorme pick-up di Willy che con il suo motore diesel di 6900 di cilindrata ci conduce velocemente all'imbarcadero dove ci dirigeremo al bank dell'alta tensione. Al secondo lancio attacco un sockeye ma lo streamer è posizionato sull'esterno della bocca; siccome le regole della sportività impongono di rilasciarlo, con delicatezza lo slamo e lo rimetto in acqua. Contemporaneamente il prof. Costantino inanella una serie di pesci stupendi all'inizio del correntino a monte del raschio, tra cui un chum di un metro stimato in 13 kg… e una steelhead molto grossa. Durante la giornata vedremo altre 6 steelies compresa la mia che mi ha attaccato durante il recupero con un salto fuori dell'acqua per prendere in bocca la mosca; l'azione è stata tanto rapida che sono rimasto impreparato, preso alla sprovvista. Abituato a pescare salmoni che attaccano la mosca a pochi centimetri dal fondo non mi aspettavo di vedere un pesce enorme saltare fuori dell'acqua per afferrare l'esca. In effetti, sappiamo che la steelhead è quasi una trota iridea cresciuta in oceano, e delle sue origini ha mantenuto l'istinto. Per tutto il giorno pesco troppo pesante in situazione di acqua bassa (ho una coda con grado affondamento VII). Quando decido di passare alla bigboy da 500 è troppo tardi. Quindi alla fine avrò preso 4 pink mentre il gruppo porterà ad affumicare 10 salmoni di ottima taglia.

30 agosto SESTO GIORNO
Non piove e usciamo di nuovo in barca accompagnati da Willy; durante il tragitto vediamo una bellissima aquila dal capo bianco che stava tranquillamente appollaiata sul ramo di uno delle centinaia di alberi, tra cui enormi sequoie, che giacciono sradicati dalla corrente, abbandonati a seccare sulla riva del fiume finché la prossima piena non li spingerà in mare. Scendiamo e iniziamo a pescare lungo un raschio dove nelle settimane precedenti altri italiani hanno preso due king . Adesso però il livello dell'acqua si è alzato parecchio e la corrente è diventata molto forte. Scendo in acqua per primo e nei primissimi lanci attacco subito quattro salmoni. Nel frattempo Max che aveva accompagnato l'altro gruppo, ci raggiunge e dice che siamo troppo a riva quindi ci consiglia di avanzare verso il centro del fiume, dove l'onda formata della corrente arrivava al bacino. Sfortunatamente non avevo ancora messo i chiodi sotto i miei scarponi Simms, la cui suola di gomma mi faceva sentire come se mi trovassi su un pavimento pieno di sapone; addirittura ero arrivato ad augurarmi di non attaccare pesci perché già facevo fatica a stare in equilibrio e se a ciò si fosse aggiunto che sarei dovuto rinculare alla cieca per 50 metri sostenendo le scosse di un salmone…Insomma avevo messo in conto di fare una bella nuotata. In effetti anche Max, cui aveva ceduto il ginocchio, era scivolato in acqua uscendone completamente bagnato. Quindi non curandomi delle ironie dei compagni sono tornato a riva e ho indossato la bretella salvagente che gentilmente Piero mi aveva prestato. Dopo pranzo chiediamo, e non ero l'unico in difficoltà, di cambiare posto e quindi Willy ci porta su uno spot più a monte dove ci riuniamo al primo gruppo. Verso mezzogiorno mi è successa una cosa strana: stavo pescando ad una cinquantina di metri dagli altri in una situazione di 40 centimetri di acqua quando sento che qualcosa tocca la parte posteriore della mia gamba; all'inizio sono rimasto stupito pensando si trattasse di un ramo portato dalla corrente; la cosa strana però è che la corrente scorreva dalla parte opposta. Mi sono quindi messo ad osservare il tratto di fiume attorno a me quando ho scorto un'enorme king di almeno 120 cm. che nuotava pigramente risalendo la corrente… quando a fatica ho afferrato con due mani l'enorme coda per alzarlo alla vista dei miei compagni di pesca, mi sono accorto che purtroppo era tutto pieno di macchie sulla pelle, consunta dallo sfregamento sui sassi…praticamente era prossimo all'agonia. Che peccato dover rinunciare a tanto ben di dio! Nel pomeriggio ci spostiamo e durante il tragitto vediamo Max che chiede di accostare la barca per scendere a terra nelle vicinanze dell'auto posteggiata all'inizio della giornata.; si era accorto di aver dimenticato il portafoglio,con documenti e soldi, sopra il tetto della vettura e...incredibilmente, dopo qualche ora, ha ritrovato il prezioso oggetto proprio dove l'aveva lasciato. Che bello vivere in un paese civile! Giunti al lodge per prima cosa ho chiesto a
Walter di aiutarmi a avvitare i chiodi sugli scarponi così finalmente anch'io potrò camminare sui sassi senza ….pattinare

31 agosto SETTIMO GIORNO
Ci alziamo alle 4,15 per fare colazione perché partiremo alle 5 in punto per Kitselas; il cielo è ancora buio e la notte scura. Alla periferia di Terrace incrociamo due auto della polizia, e meno male che per una volta andavamo insolitamente adagio. Qualche centinaio di metri più avanti un uomo che teneva in mano una lattina di birra ci fa dei segnali; convinti si trattasse di un ubriaco che ci salutava, non gli prestiamo attenzione. Invece appena dopo qualche metro vediamo un grosso orso nero che corre veloce sul marciapiede parallelamente alla nostra auto e, forse spaventato dal rumore del motore, lo vediamo infilarsi di scatto nel giardino di una villetta. Qui a Terrace i canadesi convivono quotidianamente con la natura e non se ne fanno un problema, salvo dotarsi del micidiale revolver calibro 50 della Smith & Wesson che ho visto in vendita presso un negozio di articoli sportivi! Arriviamo al posteggio in mezzo al bosco, dove troviamo una sola auto, un'utilitaria giapponese abbastanza scassata, di un pescatore locale che vediamo spesso; Max dice che lo conosce da anni perché ogni giorno viene a pescare, prende un paio di salmoni per la sua scorta invernale e poi smonta tutto e alle 8 va a timbrare il cartellino … Montiamo le canne ancora al buio con l'aiuto delle torce elettriche, perché in cielo ci sono solo le stelle. Prendo posto nella mia solita postazione ed in breve tempo prendo 4 grossi pink ; insieme a questi, che i più bravi considerano prede banali, mi capita un attacco di una steelhead che aggredisce la mosca in recupero. Alla puntura dell'amo reagisce facendo uno spettacolare salto fuori dall'acqua, consentendomi di osservare perfettamente la sua enorme pancia bianca, ma purtroppo nient'altro perché se ne va indisturbata. Sono pesci molto difficili e mi ci vorrà ancora molta pratica per portarne una a riva! Dopo qualche altro lancio, appena dopo che Francesco nella postazione accanto alla mia ha agganciato un bellissimo chum , sento un'esplosione di energia alla fine della mia line . Con splendide codate e grandi movimenti in mezzo alla corrente dello Skeena a 50 metri dalla riva, si dibatte un enorme chum , come riconosco dalle strisce di colore rosa e verdi sui fianchi. Riesco a tenerlo sotto controllo per una cinquantina di metri poi, quando ero convinto che si fosse calmato e lo stavo recuperando velocemente, all'improvviso si rimette a correre dirigendosi verso il centro della corrente facendo frullare il mulinello come se fosse completamente senza frizione. Preso alla sprovvista ricevo un tremendo colpo sul dito indice della mano sinistra (Max dice che si è sentito il rumore del colpo sull'osso a 50 metri di distanza). Il dito comincia a sanguinare copiosamente ma incurante del dolore, con la canna completamente piegata continuo a tenere il pesce che intanto accetta di spostarsi verso la riva; disturbando una dozzina di pescatori che gentilmente smettono di pescare e ripongono le loro canne, scendo per almeno 200 metri più a valle sempre tenendo il bestione che ad ogni occasione dava fortissime testate. Intanto il sangue scendeva copioso sporcando canna, mulinello e anche i waders e gli scarponi! Una scena da film dell'orrore… Finalmente dopo tanto combattere sento che il salmone è stanco, cede le forze e riesco a portarlo sulla riva; Max stava aspettando di afferrarlo per la coda, per le foto di rito. Ormai spiaggiato sul greto del fiume in appena due centimetri di acqua con Max che lo stava sollevando, all'improvviso il mio enorme pesce tira un fenomenale colpo di coda che fa staccare l'amo dal finale del 50, probabilmente indebolito dai denti a forma di cane, e balza di nuovo in acqua riacquistando velocemente la corrente. Peccato aver perso una bellissima foto, cui dovrò fare a meno, anche se difficilmente dimenticherò il combattimento con il “treno”, se non altro per la ferita sul dito che si è completamente rimarginata solamente dopo un mese. Intanto la giornata si era fatta tersa perché il vento del nord aveva spazzato tutte le nuvole. Fermato il sangue con un paio di cerotti ho continuato a pescare ancora una mezzora e poi…Pizza Hut.
1° settembre OTTAVO GIORNO
Oggi sarà una giornata diversa dalle solite perché andremo in Alaska, a fini turistici e culinari. Partiamo tutti con un solo gippone per cui staremo abbastanza stretti. Infatti, ci aspettano circa 600 chilometri di percorso. Appena dieci minuti dopo essere usciti dal lodge ci accorgiamo che i nostri cellulari non hanno più campo e quindi saremo isolati dal mondo per l'intero viaggio. Iniziamo a percorrere una bella autostrada che costeggia lo Skeena. Lungo il percorso Max si ferma al ponte su un torrente e sotto di noi vediamo una bellissima scena di grossi
sockeye già completamente rossi che si stanno riproducendo. Dopo circa un'ora arriviamo al fiume Meziadin per uno spettacolo da lasciare la bocca aperta: un'assemblea di enormi
king si è radunata sotto una cascata vicino alla confluenza con il fiume Nasser in attesa di risalire ulteriormente per raggiungere un lago distante pochi chilometri. Ci troviamo esattamente nel luogo dove l'anno scorso Max ha catturato l'enorme salmone filmato da Cacciaepesca di Sky. Naturalmente fa un certo effetto vedere l'acqua tumultuosa che la nostra guida professionista ha dovuto affrontare…..nessuno se l'è sentita di provare a pescare e anch'io, malgrado ne avessi una gran voglia, ho rinunciato per il dito ancora dolorante e in via di cicatrizzazione. Dopo aver viaggiato lungo strade deserte e piene di monti che ci sovrastavano, notiamo sulla destra delle strane montagne a forme di piramidi chiamate Seven Sisters. Dopo parecchi chilometri arriviamo a Kitawanga, dove abbiamo preso il bivio verso nord dirigendoci sulla Dease Lake Hwy. Nei pressi di Steward, che si trova su un profondo fiordo collegato con l'oceano, costeggiamo un lago grigio nelle cui acque si scarica un ghiacciaio che si vede formarsi lontano chilometri in cima alla montagna e che arriva incredibilmente al livello del mare; la località è conosciuta come il Bear Glacier Provincial Park. Un vento gelato e forte ci consiglia di fare le foto velocemente e di tornare presto al caldo dell'auto. Arrivati a Steward abbiamo gustato uno squisito piatto di granchi reali, quelli giganteschi pescati nei mari artici, accompagnati da patatine fritte, serviti con abbondante burro fuso: nel recipiente che lo conteneva ho stimato ce ne avevano messo almeno un etto a testa. Dopo pranzo ci siamo diretti verso il confine con gli USA, a Hyder dove troviamo un grande cambiamento: strade sterrate e non asfaltate come in Canada, una manciata di case brutte e mal tenute, auto fatiscenti e un grande numero di persone con chiari segni di alcoolismo disegnati sul volto. E infatti vicino al confine c'è un bar, le cui pareti sono completamente tappezzate da biglietti di banca provenienti da tutto il mondo, che offre ai clienti la sfida di bere una specie di grappa buttandola giù in un sol colpo…. Dopo pochi chilometri arriviamo al National Park di Tofuss dove abbiamo potuto vedere un'insolita struttura: una passerella di legno larga due metri, rialzata di tre/quattro metri rispetto al livello del suolo e lunga circa 500 metri, sovrastante due torrenti dove si radunano i salmoni
chum e
pink per riprodursi e purtroppo morire. Decine di turisti stazionavano con cineprese e camere dotate di enormi teleobiettivi, coperti in vari modi per proteggerli dalla pioggia, in attesa di vedere arrivare gli orsi, che di solito vengono a nutrirsi indisturbati. Purtroppo non ne abbiamo visti e ci siamo dovuti accontentare delle centinaia di pesci, vivi e morti, intenti a riprodursi, tallonati da dozzine di gabbiani famelici. Gli orsi invece li abbiamo incontrati sulla strada del ritorno, quando abbiamo scelto di percorrere una strada secondaria che ci consentiva di risparmiare percorso, in cinque occasioni per un totale di otto esemplari. Erano solitari, con una bellissima pelliccia di folto pelo nero, qualche volta con una grande macchia bianca sul petto, intenti a pascolare brucando erba e fiori, praticamente sulla strada. Addirittura in un'occasione, quando abbiamo incrociato una femmina con tre piccoli, abbiamo corso un certo pericolo: uno dei nostri aveva aperto la portiera posteriore per meglio fotografare il gruppo quando un piccolo orso spinto dalla curiosità stava cercando di salire sull'auto; appena la mamma ha visto la scena è uscita fuori dai cespugli e ci ha sbarrato la strada. Ci è toccato chiudere velocemente le portiere e ripartire di gran carriera…

2 settembre NONO GIORNO
Piove a dirotto ma ci alziamo presto per andare ancora a Kitselas dove arriviamo alle 6; ci hanno preceduto due pescatori americani che stranamente vanno a prendere posto in due spot non esaltanti e che di solito noi evitiamo; comunque non è giornata perché quasi nessuno riesce ad agganciare pesci. Nel frattempo smette di piovere ed esce un timido sole. Attacco un solo salmone, non grande, che balza fuori dall'acqua e si slama riacquistando la libertà. In totale la giornata per il gruppo si chiude con soli tre sockey . Quindi andiamo a farci una bella pizza e il pomeriggio sarà dedicato ad un riposino, bucato e pulitura di circa due chili di grossi porcini trovati ieri in Alaska, che a cena allieteranno la nostra serata.

3 settembre DECIMO GIORNO
Giornata strana; inizia con pioggia ma poi esce il sole, molto caldo e senza vento tanto che nel primo pomeriggio riuscirò ad imitare Max che sta prendendo il sole, sdraiato sui sassi e con la testa appoggiata ad un borsone, togliendomi tutto e restando a torso nudo. Malgrado Roberto di Acqui stia pescando con addosso tre strati di indumenti … Willy con la barca ci porta su un bank a sud di Terrace, dove siamo venuti spesso a pescare. Prendo un solo pink mentre Claudio e Francesco, in attesa che la barca ci torni a prendere, insistono con impegno e riescono a catturare due bei salmoni e più tardi in serata anche due steelhead .

4 settembre UNDICESIMO GIORNO
Piove con intensità e siamo diretti al bank della power line . Dopo una decina di minuti di pesca riesco a prendere un salmone mentre Claudio aggancia una steelhead, che riesce miracolosamente a trattenere malgrado il filo si sia bloccato sul mulinello…in effetti mentre il pesce stava tranquillamente in acqua bassa, lui è riuscito a sbobinare una certa quantità di lenza e quando ha riavvolto il tutto ha potuto portarlo a riva. Una specie di miracolo perché la reazione delle steely è sempre assolutamente diversa.
Torniamo al lodge per un rapido spuntino e verso le 14,30 decidiamo di andare a Sud verso il fiordo di Kitimat. Sulla strada incrociamo un ponte sovrastante un creek pieno di centinaio di sockeye con il capo completamente rosso ed il corpo verde che si stanno riproducendo. Arrivati dopo una cinquantina di chilometri alla “fabbrica di salmoni”, cioè il posto dove vengono prelevati e spremuti i capi che daranno vita alla generazione seguente, ci assale un terribile tanfo. Un cartello all'ingresso mette in guardia i pescatori per la presenza di una femmina di grizzly aggressiva che si aggira nelle vicinanze con i cuccioli. Zaffate di odore di morte portate dal vento ovunque… si tratta di centinaia di pesci abbandonati lungo la riva ed il greto del fiume e che spesso vediamo scendere moribondi lungo la corrente. Quasi tutti hanno il corpo pieno di muffe che aggrediscono anche i loro occhi e li rendono ciechi; non avendo mangiato da settimane penso che il loro sistema immunitario sia fortemente compromesso. Una foca di discrete dimensioni fa capolino scendendo la corrente e banchettando. Attacco e porto a riva un coho di discreta misura mentre Francesco aggancia un poderoso chum che poi libera. Non è un bel pescare per cui dopo un po' ce ne andiamo a far acquisti nel fornito negozio di pesca di Kitimat

5 settembre DODICESIMO GIORNO
Piove parecchio quando partiamo per Kitselas; Roberto di Acqui Terme perde uno dopo l'altro tre salmoni, accompagnato dagli insulti di Max che gli ha prestato tutta la sua attrezzatura, compresa una canna di recente realizzazione che è un piacere manovrare. Io prendo quattro bei pesci, ma ne perdo uno perché mi si stacca l'amo: sembra impossibile che possa accadere dopo tutta la cura che metto a confezionare il nodo provandone la tensione ma tant'è …Contemporaneamente il solito Claudio realizza l'exploit della giornata, anzi della vacanza, catturando una bellissima steely di oltre 90 cm. Alle 16 smette di piovere e il gruppo, quando cominciava a diventare bello pescare, sfortunatamente decide di tornare al lodge .
6 settembre TREDICESIMO GIORNO
E' l'ultimo giorno di pesca. Fa abbastanza freddo perché il cielo è coperto e c'è molto vento. Non vediamo alcuna abboccata, anche perché l'acqua è salita di parecchio ed il vento impedisce di sentire correttamente il comportamento dell'esca. Forse è colpa di una foca che abbiamo visto percorrere nuotando un centinaio di metri, apparendo e scomparendo come un sommergibile. Alcuni rinunciano da subito a pescare in attesa del ritorno. Quando arriva la barca alle 14,30 incominciano i problemi. Il forte vento manda la ciglia ad arenarsi nell'acqua bassa e lo scarroccio fa entrare dei ciotoli nel condotto del motore. Willy è imbestialito e i fuck detti a ripetizione si sprecano…addirittura lo vediamo saltare in acqua completamente vestito per spingere di lato la barca finché , facendo funzionare a vuoto l'accensione, non riusciamo a espellere i sassi che avrebbero potuto distruggere il motore. Con Willy bagnato e noi ancora scossi per le possibili conseguenze di una discesa lungo le rapide senza il motore, ci dirigiamo silenziosi verso il lodge per preparare i bagagli e per distribuire esattamente il peso, tenendo conto del prezioso bottino di filetti affumicati che porteremo a casa.

7 settembre QUATTORDICESIMO GIORNO
Il Nord Ovest del Canada è una delle regioni più selvagge che si possa immaginare…abbiamo sorvolato per circa un'ora e mezza montagne altissime piene di neve, con bellissimi ghiacciai, fiumi, laghi e una sequenza interminabile di foreste incontaminate, nel senso che non vi sono né strade né sentieri. Solo vicino a Vancouver cominciano ad apparire i primi segni di vita, cioè alcune strade disegnate sui fianchi delle montagne dove i boscaioli hanno prelevato il legname, rendendo le montagne accessibili. Viceversa sarebbe stata la wildness più completa ed incontaminata. Ad un tratto dai finestrini dell'aereo ci appare la baia di Vancouver, bellissima alla fine del fiordo e più simile ad un miraggio con la sua foresta appena fuori dalla linea dei sobborghi urbani, senza soluzione di continuità…quindi foresta/case/grattacieli/porto…tutto ben disegnato e non frutto di una caotica approssimazione. Qui gli abitanti possono senz'altro affermare di avere come vicini gli orsi e -beati loro- i salmoni.
Roberto